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HomeCultura Publish or perish, De Fiore: “Revisori inventati e articoli generati dall’IA”

“Revisori inventati
e articoli generati dall’IA
per fare carriera”

L’esperto Giovanni Luca De Fiore

“Le riviste così fatturano di più”

di Flavia Falduto26 Marzo 2026
26 Marzo 2026

Luca De Fiore | Direttore generale di Pensiero Scientifico Editore

Le paper mills (fabbriche di articoli, ndr) rappresentano solo una parte del mondo sommerso delle pubblicazioni scientifiche fraudolente. Come precisa a Lumsanews il direttore generale di Pensiero Scientifico Editore Giovanni Luca De Fiore, esistono anche delle agenzie che producono articoli falsi per conto dei loro clienti. 

In cosa consiste il fenomeno dei paper mills?

“Il fenomeno dei paper mills è un surrogato delle attività di alcune agenzie che con l’intelligenza artificiale – anche se questa dinamica esisteva anche quando l’IA non era molto diffusa – preparano finti documenti che somigliano in tutto e per tutto ad articoli scientifici originali. Poi, vendono le posizioni di firma ai ricercatori di tutto il mondo. È possibile acquistare la prima, la seconda o l’ultima firma spendendo una certa somma. Le prime e le ultime firme costano di più perché valgono di più a livello accademico. Queste agenzie, che sono conniventi con alcune riviste indicizzate, fanno pubblicare questi articoli come se fossero veri lavori scientifici. Il fenomeno dei paper mills, inoltre, è associato anche al fenomeno delle review mills, le false revisioni”.

In che modo?

“Sono le stesse riviste a chiedere agli autori di suggerire i revisori per la pubblicazione dei loro articoli. Alcuni autori ne approfittano e invece di indicare colleghi veri, in carne e ossa, che possano giudicare il loro lavoro presentano alle riviste dei nomi di fantasia. Persone inventate con finti indirizzi di posta elettronica controllati dagli stessi soggetti che hanno scritto l’articolo”.

Quanto sono presenti i fenomeni predatori in Italia?

“Non esistono dati precisi per l’Italia e nemmeno a livello mondiale. Non si ha un’idea precisa di quanti articoli falsificati siano stati pubblicati e inseriti nei database bibliografici. Trattandosi di un’attività illecita, è molto difficile da monitorare”.

Perché le riviste accettano questa dinamica?

“Le riviste sono contente perché fatturano più soldi e chiaramente è contento anche l’autore perché ha una pubblicazione in più da inserire nel curriculum. In questo caso, parliamo di riviste open access che prevedono il pagamento di una quota da parte degli autori. Più pubblicano, più fatturano”.

Questo sistema serve anche ad aumentare l’impact factor?

“No, l’impact factor non c’entra. Anzi, questi articoli sono di bassa qualità e non vengono citati da nessuno. Quindi, è difficile che influenzino la metrica”.

Come funzionano, nello specifico, le agenzie di cui parlava prima?

“Queste agenzie usano strumenti di intelligenza artificiale per generare articoli. Se vengono caricate in un sistema, ad esempio, 30 revisioni sistematiche con la stessa struttura e lo stesso modello, l’IA può produrre un nuovo documento in pochi secondi seguendo lo stesso schema. Dopodiché, è chiaro che contenuti e dati sono inventati. La domanda di ricerca magari appare plausibile, ma resta comunque artefatta. Le agenzie, inoltre, operano in modo imprenditoriale: producono articoli e vendono le posizioni delle firme ai clienti”.

In questo scenario si parla di publish or perish. Che cosa significa?

“L’espressione publish or perish descrive la pressione a pubblicare subita da qualsiasi ricercatore. Qualsiasi ricercatore, se non pubblica anche su riviste di prestigio, fa fatica a ottenere avanzamenti di carriera e a progredire. In sostanza, bisogna avere i titoli”.

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