Rapina cruenta intorno alle 4 di questa notte in una villa in località Carminiello di Lanciano (Chieti), 23 settembre 2018. Le vittime sono Carlo Martelli, 69 anni, chirurgo cardiovascolare in pensione, fondatore dell' associazione Anffas, e la moglie Niva Bazzan alla quale i malviventi hanno tagliato il lobo dell'orecchio destro. Illeso il figlio disabile. In quattro, incappucciati, dopo essere entrati in casa, hanno legato i coniugi e li hanno picchiati facendosi consegnare bancomat e carte di credito. ANSA/WALTER BERGHELLA

Rapina in villa a Lancianoparla la vittima"Pensavo ci uccidessero"

Carlo Martelli è in prognosi riservata "Avessi avuto un'arma sarei morto io"

“Io e mia moglie eravamo convinti che saremmo stati fatti fuori. Per questo non ho pensato a cosa conservare in mente, per poi riferirlo. L’assalto è stato fatto con una violenza di principio, stile militare”. Dal suo letto nel reparto chirurgia dell’ospedale di Lanciano, il chirurgo Carlo Martelli rivive l’incubo della rapina che ha subito nella notte tra sabato e domenica nella sua villa nel Chietino. Quattro malviventi lo hanno picchiato e hanno poi torturato la moglie, Niva Buzzan, tagliandole il lobo dell’orecchio destro. Tutto nel tentativo di farsi rivelare la posizione di una cassaforte che, alla fine, non c’era.

“È stato come un film dell’orrore – continua il medico, 69 anni, ormai in pensione – provo una grande sofferenza interiore e se ci ripenso ogni tanto mi viene da piangere. Ma tornerò in quella casa”. Per lui la prognosi rimane riservata: i medici dell’ospedale di Lanciano eseguiranno ulteriori esami per verificare gli sviluppi del grave trauma cervicale che ha subito a causa dei pugni ricevuti. Nel frattempo, la polizia scientifica di Ancona è nella villa, alla ricerca di possibili tracce che possano ricondurre ai quattro malviventi. Solo uno di loro ha parlato durante la rapina, in perfetto italiano.

Martelli ha risposto negativamente a chi gli ha chiesto se avesse armi in casa. “Se avessi la possibilità di prendere misure di difesa – ha detto – di certo non acquisterei mai un’arma per sparare a qualcuno per difendermi. Non ne sono capace. Se avessi avuto in casa una pistola in quelle condizioni, entrambi legati mani e piedi, certo non avrei potuto prenderla. E se l’avessero trovata, probabilmente sarebbero stati loro a sparare a noi”.

Carmelo Leo

Nato a Messina nel 1993, ha conseguito la laurea triennale in Scienze delle Relazioni Internazionali e Politiche nel 2016 con una tesi dal titolo “Il declino del sogno americano: gli Stati Uniti nel tornante storico del Sessantotto”. Dopo qualche breve esperienza giornalistica online si è iscritto al Master in Giornalismo della LUMSA. Appassionato di storie, che siano esse libri, film, racconti, videogiochi o canzoni.