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HomeCultura Reclutamento universitario, cosa cambia con la riforma Bernini e l’addio all’ASN

Reclutamento universitario
cosa prevede il ddl Bernini
Il nodo abolizione dell’ASN

Accesso diretto ai concorsi accademici

Ma c’è chi denuncia effetti distorsivi

di Antonio Fera27 Marzo 2026
27 Marzo 2026

Ricercatrice universitaria | Foto Ansa

La riforma del sistema di selezione accademica e universitaria in discussione in Parlamento (ddl 1518/2025) prevede l’abolizione dell’Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN), il sistema introdotto con la legge Gelmini del 2010 che rappresenta il primo passaggio obbligatorio per accedere alla carriera di professore universitario.

Il sistema attuale con doppio step

Oggi il meccanismo è diviso in due step: prima bisogna ottenere l’abilitazione nazionale, dimostrando di superare alcune soglie bibliometriche – numero di pubblicazioni, citazioni e H index – fissate dall’ANVUR. Solo dopo si può partecipare ai concorsi banditi dalle singole università.

La proposta di riforma: accesso diretto ai concorsi

La riforma propone di eliminare questo passaggio intermedio. In futuro i candidati potrebbero presentarsi direttamente ai concorsi negli atenei, dichiarando di possedere i requisiti scientifici richiesti. Saranno poi le commissioni locali a verificare curriculum e titoli. L’obiettivo dichiarato dal governo è snellire il sistema: meno passaggi burocratici, procedure più rapide e maggiore autonomia alle università.

Il nodo delle soglie bibliometriche

Il nodo più discusso riguarda però le soglie bibliometriche. Anche senza l’ASN, i criteri quantitativi – numero di articoli, citazioni e H index – potrebbero rimanere. In questo caso cambierebbe la procedura, ma non necessariamente la logica di fondo: i ricercatori continuerebbero a essere valutati soprattutto sulla base degli indicatori numerici della produzione scientifica.

Le critiche del mondo accademico

È proprio su questo punto che si concentrano molte critiche del mondo accademico. Secondo diversi studiosi, la riforma rischia di non ridurre la pressione a pubblicare, il cosiddetto publish or perish. Anzi, se i requisiti diventassero più automatici o autocertificati, la carriera universitaria potrebbe dipendere ancora di più da metriche quantitative.

Effetti distorsivi e rischi del sistema

Questa pressione, spiegano molti osservatori del sistema della ricerca, può favorire comportamenti opportunistici: dall’uso sistematico delle autocitazioni alla formazione di reti di citazioni tra gruppi di ricercatori, fino a fenomeni più problematici come i paper mills o le review mills.

Una questione più ampia: come si valuta la ricerca

Per questo il dibattito sulla riforma del reclutamento universitario si intreccia con una questione più ampia: come viene valutata oggi la ricerca e quali effetti producono gli indicatori bibliometrici sul modo in cui gli scienziati pubblicano.

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