Renzi-Pd, è scissionema "pieno sostegno a Conte"Rabbia Zingaretti: "Errore"

Palazzo Chigi esprime perplessità Gentiloni: "Teniamoci stretto il Pd"

Renzi annuncia ufficialmente la scissione della sua corrente dal Partito Democratico. Lunedì l’ex premier aveva già telefonato all’attuale presidente del Consiglio Giuseppe Conte per assicurare comunque “pieno sostegno al governo”, anche se questo non è bastato ad arginare la reazione di Palazzo Chigi: “Il presidente Conte – si legge in una nota ufficiale – nel corso della telefonata ricevuta ieri sera da Matteo Renzi, ha chiarito di non volere entrare nelle dinamiche interne a un partito. Ha però espresso le proprie perplessità su una iniziativa che introduce negli equilibri parlamentari elementi di novità, non anticipati al momento della formazione del governo. A tacer del merito dell’iniziativa, infatti, rimane singolare la scelta dei tempi di questa operazione, annunciata subito dopo il completamento della squadra di governo”, la nota di Palazzo Chigi.

“Oggi il Pd è un insieme di correnti – ha spiegato l’ex leader dem a Repubblica – Temo che non sarà in grado da solo di rispondere alle aggressioni di Salvini e alla difficile convivenza con i 5S”. I parlamentari che lo seguiranno saranno circa una trentina. Inutile continuare, secondo l’ex leader dem, a mantenere l’idea di un’unità che ormai, fra i corridoi del Nazzareno, è solo di facciata. L’ex sindaco di Firenze è convinto di portare il suo progetto “nel Paese, non solo nei palazzi”.

“Abbiamo fatto un capolavoro tattico mettendo in minoranza Matteo Salvini con gli strumenti della democrazia parlamentare – prosegue Renzi nell’intervista a Repubblica – ma il populismo cattivo che esprime (Salvini) non è battuto e va sconfitto nella società. E credo che le liturgie di un Pd organizzato scientificamente in correnti e impegnato in una faticosa e autoreferenziale ricerca dell’unità come bene supremo non funzionino più”.

Renzi non ha considerato sufficiente, quindi, la formazione della nuova maggioranza giallorossa per arginare il leader della Lega, pronto a recuperare i punti persi per lanciarsi a gamba tesa nella campagna elettorale per le prossime elezioni. Lo stesso leader del Carroccio poi commenta la scelta fatta da Renzi, considerata ancora una volta un mero attaccamento alla “poltrona”.

Più defilato Luigi Di Maio, che sceglie di non entrare nella polemica: “Nessuna sorpresa. Di certo per noi non rappresenta un problema, anche perché le dinamiche di partito non ci sono mai interessate. Lavoriamo per gli italiani, solo a loro dobbiamo dare risposte”.

Anche Nicola Zingaretti, sempre su Twitter, si è espresso sull’addio di Renzi: “Ci dispiace. Un errore.” Il segretario Pd aggiunge poi che è sbagliato “dividere il Pd, specie in un momento in cui la sua forza è indispensabile per la qualità della nostra democrazia”.

Considera “un grave errore” uscire dal Pd anche l’ex ministro del governo Renzi Maurizio Martina: “Non ho mai visto il centrosinistra rafforzarsi con le divisioni”. Una scelta incomprensibile, “tanto più dopo il percorso unitario compiuto in queste ultime settimane che ha consentito la svolta politica nel Paese”. E le motivazioni sentite fin qui,
secondo Martina, “sono fragili e per tanti aspetti davvero incomprensibili”.

Enrico Letta, invece, ha espresso la sua opinione con poche ma taglienti parole.


A rincarare la dose è stato il ministro della Cultura Dario Franceschini, in un colloquio privato, intercettato dalle telecamere, con la Ministra tedesca Michelle Müntefering: “Renzi? A big problem”, avrebbe detto. “Hanno deciso di uscire dal partito senza motivo. È difficile capire le ragioni. Lui (Renzi, ndr) continua a sostenere il governo ma potrebbe essere un problema”.

“Quella di Matteo Renzi dal Pd è una scissione ‘parlamentare’ che non ha nulla di diverso rispetto ai comportamenti che originariamente voleva rottamare”. Lo
afferma l’europarlamentare ed ex ministro, Carlo Calenda, in un’intervista a Il Messaggero in cui afferma che per lui sarebbe stato impossibile andar via dal Pd insieme a Matteo Renzi perché “io non faccio scissioni, cerco soltanto con chi ci sta di cambiare metodo e di cambiare approccio alla politica”. Secondo Calenda, occorre portare ai vertici della nazione “una classe dirigente di persone serie. Più attente alla gestione quotidiana di problemi complessi, piuttosto che abituate a riempirsi la bocca di riforme che non vengono mai fatte. Questo mi sembra anche l’approccio dei rosso-gialli al governo”.

Roberto Giachetti parla invece di un rapporto sfilacciato da tempo, all’interno del Partito Democratico. “La scissione non nasce oggi. E molti di quelli che oggi piangono hanno lavorato strenuamente perché accadesse. La strutturale modifica dello statuto che si sta
operando, figlia del risultato congressuale, è la trasformazione e lo snaturamento del Pd. Quando si immagina di non fare più le primarie, quando si pensa che non c’è più la coincidenza fra segretario e candidato premier, significa che si cambia radicalmente il Pd”, le parole di Giachetti a Circo Massimo su Radio Capital, spiegando che “non è da oggi che Matteo Renzi e alcuni di noi vengono considerati un corpo estraneo
all’interno del Pd”.
“Io”, prosegue lo stesso Giachetti, “faccio parte della minoranza, e non bisogna paragonare quello che ha fatto la minoranza in questi mesi a quello che ha fatto la minoranza a Renzi. Da minoranza non mi sono messo a fare le barricate. L’importante per me è essere leali con la comunità. Finché ci sono le condizioni per stare dentro, ci si sta e si rispetta quella comunità; quando non ci sono le condizioni – conclude – non si rimane dentro a sfasciare tutto, è molto meglio che le strade si dividano”.

Sposta l’accento sull’importanza del Partito Democratico invece il neo commissario europeo Paolo Gentiloni: “Per me il Pd non è un episodio – ha scritto via Twitter – È il
progetto di una vita. Ci ho lavorato con Veltroni e Renzi, sono stato in minoranza con Bersani. Oggi è uno dei partiti progressisti europei più forti e aperti al futuro. In tempi così difficili, teniamocelo stretto. E guardiamo avanti”.

La mossa di Renzi però non ha raccolto solo opposizione e disapprovazione. “Sto con Matteo Renzi”, ha scritto la Ministra Bellanova su Facebook: “La parola scissione è fuori luogo e pericolosa per interpretare quello che sta avvenendo. Non è scissione ma sincera presa d’atto di una difficoltà di coesistenza tra anime diverse che in questi anni si è fatta sempre più evidente”. “Adesso – conclude il neo ministro – è tempo di un passo ulteriore, che non mette in crisi il Governo ma lo rafforza.”

Ulteriori spiegazioni le ha aggiunte lo stesso Renzi su Facebook stamattina presto, dopo l’uscita dei giornali: “C’è uno spazio enorme per una politica diversa. Per una politica viva, fatta di passioni e di partecipazione. Questo spazio attende solo il nostro impegno”. E conclude: “Ci vediamo alla Leopolda”.

Laura Bonaiuti

Laura Bonaiuti è nata a Fiesole (Fi) nel 1992. La sua passione è il giornalismo in qualsiasi sua forma. Vuole raccontare storie su carta, online, in televisione, su youtube e potenzialmente dappertutto. Ha scritto, tra gli altri, per La Repubblica (cartaceo e online) e ha collaborato con il programma televisivo Matrix su Canale 5 a Roma, dove si è trasferita da agosto 2017. Fa parte della redazione del mensile cartaceo “The New’s Room”. Adesso è giornalista praticante presso LUMSA Master School dove studia nel biennio 2018-2020. Nel maggio 2015 ha pubblicato il romanzo “Se nessuno sa dove sei” con Edizioni Piemme e "Non c'è posto per me" nel gennaio 2020 con Giunti.