Il sito online del New York Times con un articolo dedicato all'esito delle elezioni italiane, 05 marzo 2018. ANSA/ WEB +++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY +++

I riflessi internazionalidell’onda populista italianaIntervista a Marco Olivetti

“La capacità dell’Italia di influire su decisioni europee ridotta al minimo”

Il risultato delle elezioni politiche italiane preoccupa l’Europa. Anche se il voto di ieri presenta grandi incognite in relazione alla formazione di un governo stabile, il balzo di Lega e 5 Stelle – forze anti-europeiste e anti-sistema – apre la strada alla fine della coesione dell’Unione Europea. Abbiamo intervistato il professor Marco Olivetti, docente di Diritto Costituzionale all’Università Lumsa.

Abbiamo un’esplosione di un voto di protesta, un voto populista”, spiega Olivetti ai nostri microfoni. “Oltre a un forte senso di anti-politica credo ci sia, in particolare, la reazione alla gestione della politica migratoria degli scorsi anni da parte del governo. Per quanto riguarda gli effetti sullo scacchiere europeo invece credo che il discorso sia più complesso. L’umore espresso dalle urne non potrà essere ignorato: il problema sarà quale tipo di governo verrà fuori. Qualunque sia la maggioranza che otterrà la fiducia, la capacità dell’Italia di influire sulle decisioni europee sarà ridotta al minimo. Perché noi sappiamo che l’Europa oggi funziona come un network di governi, di parlamenti e di forze politiche”.

Poi il professor Olivetti si concentra sullo specifico italiano: “Le formazioni che sono uscite vincitrici dal voto, 5 Stelle da un lato e la Lega dall’altro, nello scacchiere europeo hanno una capacità di influenza vicina allo zero. Perché non fanno parte né del Partito Popolare Europeo, né del Partito Socialista Europeo, e neanche del Partito Liberal-democratico, che sono le grandi sedi decisionali.”

Un futuro italiano quindi con difficoltà a interagire con i governi europei come quello francese e quello tedesco. Secondo Olivetti il risultato sarà un indebolimento della capacità dell’Italia di determinare e di influire sulla politica europea. Ma anche al di fuori dei confini del vecchio continente c’è chi manifesta grande interesse per il fenomeno del populismo italiano. Come Steve Bannon, arrivato proprio in questi giorni a Roma per seguire le elezioni. Appena arrivato nel nostro Paese l’ex stratega della Casa Bianca ha dichiarato che l’Italia è cruciale per tutti i populismi. Si prepara forse un avvicinamento tra l’amministrazione Trump e il prossimo governo?

“L’analisi di Bannon è forse condivisibile nel cogliere il fatto che nell’elettorato c’è questo tipo di umore, più o meno consapevole, ma c’è – conclude Olivetti – Che poi questo umore si traduca da parte di un prossimo governo italiano, che sia esso a guida 5 Stelle o a guida Lega o un governo tecnico di tutti, e che la conseguenza di queste elezioni sia un avvicinamento a Trump ho molti dubbi. Perché l’effetto dell’umore non necessariamente si traduce nel modo in cui il governo che verrà formato gestirà le politiche. La democrazia non è necessariamente la riproduzione automatica nei comportamenti istituzionali di tutti gli umori elettorali”.

Siria Guerrieri

Dottore di Ricerca, giornalista con la passione per Politica ed Esteri fin dai tempi dell’università. Nel 2010 e nel 2011 è a Washington DC per una borsa post-doc. Dal 2014 al 2016 collabora con la redazione di Rassegna, Rassegna.it e Liberetà, occupandosi di esteri e politiche dell'Unione Europea.