Sciopero in Via Solferino: i giornalisti del Corriere della Sera dicono no al maxi taglio annunciato dall’azienda

Delusione per i lettori del Corriere della Sera: neanche oggi troveranno il loro giornale in edicola. E’ di due giorni infatti lo sciopero iniziato ieri dai giornalisti di Via Solferino, decisione presa in seguito alla presentazione della direzione aziendale di un piano di ristrutturazione che taglia 110  posti su 355 e parti rilevanti delle retribuzioni,  annuncia probabili vendite di sedi e riduzioni di pagine.
UN PIANO SUICIDA- “Il piano dell’azienda di fatto sfigura il primo quotidiano italiano” si legge sul comunicato sindacale sull’home page del sito non aggiornato da lunedì 18 marzo,  un piano addirittura “suicida”. Una protesta forte quella dei giornalisti del Corriere, che scelgono di non far uscire il quotidiano in una giornata importante come l’inizio del nuovo pontificato, a cui tutte le testate internazionali hanno dedicato la prima pagina. Ma secondo il Comitato di Redazione è proprio un Corriere “meno autorevole e meno autonomo” quello a cui l’azienda sceglie di andare incontro con un “grossolano e inaccettabile intervento che mira alla distruzione” come il taglio massiccio dei giornalisti. Il Cdr, si legge sul comunicato, non si oppone in toto a politiche di razionalizzazione dei costi, a cui anche il principale quotidiano italiano deve far fronte nel momento di crisi che colpisce l’editoria, ma esprime il suo disaccordo su politiche aziendali come l’acquisto del gruppo editoriale spagnolo Recoletos, che avrebbe causato centinaia di milioni di debiti.
SOLIDARIETA’ AI GIORNALISTI – Solidarietà ai colleghi di Via Solferino arriva da Repubblica: “Colpire i giornalisti, del Corriere come di qualsiasi giornale, significa mettere a rischio l’informazione per tutti e la libertà del Paese”, si legge nella nota del Comitato di Redazione del quotidiano diretto da Ezio Mauro. Anche il CdR del Tg5 è d’accordo sul fatto che ci sia bisogno di altre strategie  per fronteggiare la crisi senza compromettere “un’informazione articolata e completa”.  Si unisce al coro Paolo Butturini, segretario dell’Associazione Stampa Romana, che definisce la cancellazione di posti di lavoro come “ una ricetta miope e tanto più grave perché rischia di minare la credibilità e la qualità dell’informazione di una delle testate storiche e tutt’oggi più diffuse del Paese”. Che rischia di perdere la sede storica di Via Solferino in cui tutto ebbe inizio nel 1876.
Una decisione, quella del gruppo editoriale Rcs, che ha fatto notizia.

Alessandra D’Acunto