ROMA — Le strade italiane continuano a non essere sicure. Nel primo semestre del 2025, infatti, si sono verificati oltre 82 mila incidenti, con più di 111 mila feriti e 1.310 vittime. I numeri segnano un calo rispetto all’anno precedente, ma nascondono forti differenze tra le diverse aree del Paese. L’analisi territoriale evidenzia un paradosso che appare ormai strutturale. Al Nord si registra il maggior numero di sinistri, ma con conseguenze mediamente meno gravi. Nel Mezzogiorno, invece — a fronte di una minore circolazione di veicoli e di un numero più contenuto di incidenti — l’indice di gravità e il tasso di mortalità risultano più elevati.
Il paradosso dei piccoli centri abitati
I dati mostrano come gli esiti peggiori si concentrino nei piccoli comuni e nelle zone interne, periferiche e ultra periferiche. Si tratta di territori spesso caratterizzati da collegamenti difficili e infrastrutture carenti, presenti soprattutto lungo la dorsale appenninica, nelle aree montane e in Sardegna. Gli scontri tra veicoli restano i più diffusi, ma gli eventi più gravi sono quelli che coinvolgono un solo mezzo. Uscite di strada, urti contro ostacoli fissi e sbandamenti producono conseguenze spesso fatali.
Le tre priorità per ridurre le vittime: strade, formazione e veicoli più sicuri
Per Roberto Impero, amministratore delegato di SMA Road Safety, il primo passo è superare l’idea dell’incidente come evento imprevedibile: “Non può più essere considerato una fatalità, ma il risultato di carenze infrastrutturali, di un parco veicolare inadeguato o di comportamenti non corretti alla guida”. Secondo l’esperto, la prevenzione richiede un cambio di mentalità e di politiche pubbliche: “Oggi abbiamo gli strumenti per intervenire prima che l’incidente avvenga. La sicurezza stradale passa da scelte strutturali e da un’assunzione di responsabilità collettiva”, in linea con l’obiettivo europeo di ridurre drasticamente il numero delle vittime sulle strade.
La messa in sicurezza delle infrastrutture resta una priorità, soprattutto nei tratti già individuati come pericolosi e nelle aree extraurbane segnate da ritardi manutentivi. Investimenti mirati possono avere un impatto diretto sulla riduzione degli incidenti e generare benefici economici, considerando che l’inefficienza della sicurezza stradale pesa ogni anno oltre 18 miliardi di euro, ovvero l’1% del Pil. Accanto alle strade, è fondamentale intervenire sul fattore umano, rafforzando la formazione dei conducenti e la sensibilizzazione contro la distrazione alla guida. Infine, il rinnovo del parco veicolare, ancora caratterizzato da un’elevata presenza di auto datate, rappresenta un passaggio chiave per abbassare il livello di rischio e la gravità degli impatti.


