ROMA – Il decreto Sicurezza è passato e gli scontri di piazza sono sempre più frequenti. L’opinione pubblica teme per la tenuta delle libertà garantite dall’articolo 21 della Costituzione. Secondo il sondaggio condotto da LaPolis-Università di Urbino, la percezione di insicurezza aleggiava tra i cittadini già prima degli scontri per la chiusura di Askatasuna e per l’arrivo dell’Ice a Milano.
Le differenze tra schieramenti politici
Lo studio ha rivelato che due italiani intervistati su tre si sentono preoccupati per quanto riguarda “la libertà di manifestare” e “protestare”, garantita dal titolo I della Costituzione. Ma la percezione e del pericolo varia a seconda degli ideali politici. I dati, infatti, rilevano come il grado di apprensione raggiunga livelli più elevati fra coloro che si collocano a sinistra, circa l’80%. Le percentuali scendono sensibilmente se ci si sposta sull’elettorato centrista e destrorso, ma rimangono comunque intorno al 50%. Mentre, per quanto riguarda coloro che si dichiarano “esterni” alle divisioni politiche tradizionali, il dato torna a salire fino a quota 73% rispetto alla “libertà di parola” e fino al 62% in merito alla “libertà di manifestare”.
Un fenomeno trasversale
Questo timore di una deriva securitaria attraversa tutto il Paese, anche se a intensità diverse a seconda del colore politico degli intervistati. Certo è che la paura serpeggia anche tra chi sostiene il governo di centro-destra, a dimostrazione del fatto che si tratta di un fenomeno ormai diffuso e non legato agli ambienti della sinistra antagonista.
Le tensioni globali alla base della paura
Secondo il sociologo inglese Anthony Giddens, “tutto ciò che avviene dovunque nel mondo e in ogni momento, nello stesso momento ha influenza e effetto ovunque”. E a esacerbare questa dinamica c’è anche la digitalizzazione che, de facto, annulla le distanze. Probabilmente, le violenze dell’Ice, gli scontri tra polizia e manifestanti e la sanguinosa repressione delle proteste in Iran non hanno fatto altro che alimentare la paura di veder annullato un proprio diritto inalienabile.


