Tatiana (nome di fantasia) è una cittadina russa che vive in una località tedesca. A Lumsanews ha espresso le sue opinioni sulla guerra e sulle motivazioni che spingono i soldati all’arruolamento. Per lei l’unico responsabile è il presidente russo, Vladimir Putin.
Lei vive in Germania, ma torna spesso in Russia. Com’è cambiato il viaggio negli ultimi anni e come riesce a informarsi su ciò che accade realmente?
“Sì, mi sono trasferita tre anni fa, ma cerco di tornare a casa circa una volta al mese. Non ci sono più voli diretti: bisogna fare scalo a Istanbul, in Georgia o passare per la Finlandia. Istanbul rimane la via più veloce. Per quanto riguarda l’informazione, evito i media statali. Leggo testate indipendenti come Meduza o seguo TV Rain su Telegram e YouTube. Sono fonti fondamentali per avere un quadro reale, lontano dalla narrazione ufficiale”.
Qual è la sua posizione sulla situazione attuale e chi considera responsabile del conflitto?
“La risposta per me è semplice: l’unico responsabile è il Presidente. Questa guerra è un atto di terrorismo contro l’umanità: non ha alcun senso. Ma la percezione all’interno del Paese sta cambiando. All’inizio la popolazione era divisa a metà tra chi sosteneva l’operazione e chi no. Oggi lo scetticismo cresce, ma non per motivi puramente ideologici, quanto per gli effetti concreti: l’economia che soffre e il ritorno dei soldati”.
Si parla molto del fatto che la guerra stia colpendo soprattutto le zone più povere della Russia. È così?
“Esattamente. Fuori da Mosca e San Pietroburgo c’è il nulla. Gli stipendi sono bassissimi. Per un ragazzo di provincia, un contratto nell’esercito che offre circa 10.000 euro è una cifra astronomica, una motivazione economica quasi irresistibile. I soldati vanno dai 18 ai 50 anni, anche se la fascia principale è 20-35”.
Quali sono le conseguenze sociali che vede nel lungo termine?
“C’è un tema enorme legato al trauma. Molti soldati tornano dalla guerra con gravi disturbi psicologici e il tasso di criminalità sta aumentando a causa di queste persone “post-guerra”. Inoltre, il sistema educativo è compromesso: ora le università riservano posti agevolati ai figli di chi ha combattuto, a scapito del merito. Questo danneggia il futuro culturale del Paese”.
Vede una via d’uscita o un leader capace di guidare un cambiamento?
“Onestamente, non ho una visione di una ‘bellissima Russia del futuro’. Anche se Putin non ci fosse più, le sanzioni sono facili da imporre ma richiedono decenni per essere rimosse. L’economia resterà segnata a lungo. Il problema principale è che non esiste un’alternativa: Navalny è stato ucciso e l’opposizione all’estero è frammentata, passano il tempo a lottare tra loro invece di unirsi. Forse il cambiamento arriverà dall’interno del governo, da chi è scontento per le perdite economiche, ma è solo una speculazione”.


