CARACAS – È il tempo della resa dei conti in Venezuela. Mentre in queste ore l’amministrazione Trump sta facendo pressione sul governo ad interim di Caracas – presieduto dalla vicepresidente Delcy Rodríguez – affinché allontani dal Paese sudamericano tutti i presunti 007 provenienti da Cina, Russia, Cuba e Iran, con la minaccia di una seconda operazione militare in caso di mancata osservanza della richiesta, decine di checkpoint dei colectivos (le formazioni paramilitari maduriste) sono state dispiegate per le strade della capitale a seguito del decreto sullo stato di emergenza. Dopo la pubblicazione della misura sul gazzettino ufficiale, avvenuta nella tarda serata di domenica 4 gennaio e che ordina alle autorità di “intraprendere immediatamente la ricerca e l’arresto di qualsiasi persona coinvolta nella promozione o nel sostegno dell’attacco armato degli Stati Uniti contro il territorio della repubblica”, Rodríguez aveva assicurato che “non c’è nessun agente straniero che governa il Venezuela”.
A oggi 14 giornalisti sono stati arrestati, 11 dei quali (appartenenti a media stranieri) sono stati fermati per diverse ore e poi rilasciati. Uno di loro è stato respinto dopo il fermo. È in questo clima che la leader dell’opposizione e premio Nobel per la pace María Corina Machado si è detta “pronta a tornare il prima possibile”, come annunciato in un’intervista a Fox News, tendendo la mano a Trump e attaccando duramente Rodríguez. Ma il presidente americano, che ha smentito le indiscrezioni del Washington Post secondo le quali ha scartato l’ipotesi Machado per guidare il Venezuela perché aveva vinto il premio Nobel (riconoscimento al quale il tycoon auspicava), sembra comunque intenzionato a continuare a fare pressioni su Rodríguez affinché prosegua la collaborazione con gli Stati Uniti. “Sono lieto di annunciare che le autorità di transizione in Venezuela consegneranno agli Stati Uniti d’America tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio, venduto al prezzo di mercato e il ricavato sarà gestito da me, in qualità di Presidente degli Stati Uniti d’America”, ha pubblicato nella notte su Truth. Stando a quanto riferito dalla Abc News, che cita tre fonti a conoscenza del piano dell’amministrazione Usa, il Venezuela deve accettare di collaborare esclusivamente con gli Stati Uniti per la produzione di petrolio e favorire Washington nella vendita di greggio. Secondo il Segretario di Stato Marco Rubio, inoltre, gli Usa stimano che Caracas abbia solo un paio di settimane prima di diventare finanziariamente insolvente senza la vendita delle sue riserve petrolifere.

Sul petrolio venezuelano si è fatta sentire anche Pechino: “Il Venezuela è uno Stato sovrano con piena e permanente sovranità sulle sue risorse naturali e sulle sue attività economiche” e le richieste Usa “violano il diritto internazionale, ledono la sovranità e minano i diritti del popolo venezuelano”. Questo il commento della portavoce del Ministero degli Esteri cinese Mao Ning, in merito alle affermazioni di Trump. Il Dragone ha finora comprato il 90% circa del greggio annuale prodotto da Caracas.


