Dopo il voto sugli aiutiè polemica sui distinguoDi Maio: "Non in guerra"

Sull'invio di armi a Kiev Dubbi dentro Lega e M5s

Solo 13 no al Senato e 25 alla Camera. Ieri una larga maggioranza, che ha coinvolto anche Fratelli d’Italia, ha approvato la risoluzione bipartisan sull’invio di armi e aiuti all’Ucraina. Un voto che, tra distinguo e timori, sembra allargare l’unità nazionale. Il  ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, dai microfoni di Mattino 5 , chiarisce: “Non stiamo entrando in guerra. Stiamo rispondendo alle richieste d’aiuto ucraine”. Si tratta – spiega il ministro – di azioni mirate “a fermare” il presidente russo Vladimir Putin. Sulla stessa linea il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, che nel suo intervento a Porta a Porta, ha detto: “Dobbiamo fare in modo che il conflitto non si estenda oltre l’Ucraina”.

Il premier Mario Draghi, ieri in Aula, aveva detto che “l’Italia è in prima linea per sostenere gli ucraini dal punto di vista umanitario e migratorio. L’aggressione premedita della Russia ci riporta indietro di oltre ottant’anni. Non ci voltiamo dall’altra parte”. Nonostante le apparenze, la maggioranza è però divisa. Leu, che ieri ha votato contro la risoluzione, l’ala pacifista del M5s e il leader della Lega, Matteo Salvini, contestano la decisione di sostenere i combattenti con l’invio di materiale bellico. Salvini, vicino a posizioni filorusse, se da una parte esprime dubbi sull’invio delle armi, dall’altra si dice disponibile ad aprire ai profughi provenienti dall’Ucraina che non andrebbero confusi – secondo l’ex ministro dell’Interno – con chi viene in Italia per “spacciare”. Per la leader di Fdi, Giorgia Meloni, all’Ucraina va data “una risposta compatta e l’Italia non può che camminare al fianco dei suoi alleati”. La presidente di Fdi, riferendosi alla proroga dello stato d’emergenza fino a dicembre 2022, specifica che la crisi internazionale non deve essere un pretesto per calpestare la democrazia. Mentre il segretario dem, Enrico Letta, ha dichiarato che il voto del Parlamento rappresenta “un passaggio difficile, ma anche la Costituzione contiene le ragioni che motivano un intervento”.

Intanto, l’ambasciatore ucraino a Roma, Yaroslav Melnyk, dopo essere stato ricevuto dal presidente della Camera Roberto Fico a Montecitorio, ha espresso “grandissimo apprezzamento per la decisione storica del Parlamento italiano”. Sulle astensioni e i voti contrari di ieri, crea polemica l’astensione di Vito Petrocelli, il presidente pentastellato della commissione Esteri del Senato. Per Salvini è “imbarazzante non condividere l’operato della commissione rappresentata “.

 

Gabriele Crispo

Sono Gabriele Crispo, ho 27 anni e sono laureato in giurisprudenza. Ho conseguito un master in giornalismo alla Eidos Communication e svolto per un periodo la pratica forense.