ROMA – Tensione tra Stati Uniti e Russia in mare aperto. Le forze armate statunitensi sequestrano una petroliera battente bandiera russa portando all’ira di Mosca, che ritiene l’abbordaggio illegale, denunciando la violazione della Convenzione Onu.
Il sequestro dopo un inseguimento di oltre due settimane
Nonostante il cambio di nome e persino di bandiera, dopo due settimane la marina statunitense nel primo pomeriggio di ieri, 7 gennaio, ha fermato la petroliera che ha tenuto impegnata per settimane la Guardia costiera statunitense tra i Caraibi e l’Oceano Atlantico. Gli Usa hanno abbordato la russa Marinera – registrata nel porto russo di Sochi, scafo scuro da 333 metri segnato da mani di vernice date in fretta – per presunte violazioni delle sanzioni. Nonostate i tentativi di maquillage, per Washington l’imbarcazione rimane Bella 1, con registrazione in Guyana e dal 2024 nella lista delle imbarcazioni sanzionate per il trasporto di petrolio iraniano e per presunti legami con reti di finanziamento del terrorismo. Una delle navi della flotta ombra di Mosca.
Il primo tentativo di attacco
Il 21 dicembre, quando gli Usa tentano di intercettarla per la prima volta mentre è diretta verso il Venezuela, si chiama ancora Bella 1. L’abbordaggio fallisce e inizia l’inseguimento, con una svolta: l’equipaggio dipinge sulla fiancata una bandiera russa. Grezza ma comunque ben visibile. A quel punto viene ribattezzata Marinera e viene scortata dalla Marina russa. Per gli Stati Uniti la petroliera ha battuto una falsa bandiera nazionale – quella del Guyana – in violazione delle norme internazionali di navigazione.
L’ira di Mosca: “Abbordaggio illegale”
Mentre il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov chiede di interrompere qualsiasi azione nei confronti di navi russe, il Ministero dei Trasporti di Mosca denuncia che l’abbordaggio alla petroliera ha violato la Convenzione dell’Onu sulle leggi del mare del 1982. Mosca, sul suo canale Telegram, sottolinea come l’imbarcazione abbia ricevuto un permesso temporaneo di navigazione sotto la propria bandiera. Un permesso rilasciato in base alla legislazione russa e alle norme del diritto internazionale. Non solo. Il Ministero dei Trasporti russo evidenzia anche come nelle acque in alto mare viga un regime di libertà di navigazione e nessuno Stato ha il diritto di usare la forza contro navi debitamente registrate nelle giurisdizioni di altri Stati.
Cosa vuol dire violare la Convenzione sull’acqua
La violazione della Convenzione Onu non equivale comunque a un atto di guerra. L’Unclos è stata infatti pensata proprio per evitare conflitti, fissando delle regole comuni sull’uso dei mari e degli oceani. Quando uno Stato le infrange può essere chiamato a risponderne a livello internazionale. Non esistono però sanzioni automatiche. L’acqua quindi diventa uno nuovo spazio di confronto tra Washington e Mosca dove ogni mossa pesa anche per il segnale politica che invia. Lo scontro probabilmente continuerà.


