Usa e Iran più vicini. Rohani: “Non siamo più una minaccia”. Obama: “Ma servono i fatti”

Obama apre a Siria e Iran ma servono “azioni trasparenti e verificabili”. Davanti ai leader mondiali riuniti per l’inaugurazione della 68ma Assemblea generale delle Nazioni Unite, il presidente Usa ha chiamato alle sue responsabilità l’intero sistema Onu. Il titolare della Casa Bianca vuole cercare una soluzione diplomatica tanto per l’arsenale chimico siriano quanto sui programmi nucleari dell’Iran.
Il presidente americano ha pronunciato in un silenzio surreale – senza alcun dissenso e nessun applauso salvo quello finale – uno dei discorsi di politica estera più difficili: “Gli ostacoli  potrebbero rivelarsi insormontabili – ha dichiarato Obama – ma credo fermamente che la strada diplomatica vada tentata”.
Le aperture di Teheran e la condanna dell’Olocausto. Il neo leader iraniano Hassan Rohani, al momento dell’intervento del presidente Usa, non era in sala, impegnato in una fitta serie di incontri bilaterali. Ma nessuno vuole dare a questo fatto un significato negativo. Il leader di Teheran, durante il suo intervento al Palazzo di Vetro, ha affermato che il suo Paese è pronto a raggiungere un “accordo quadro” per affrontare le divergenze con gli Stati Uniti. L’Iran, ha promesso Rohani,  “non pone minacce al mondo o alla regione”, dunque “sì alla pace, no alla guerra. Il programma nucleare iraniano è esclusivamente pacifico”. “Non c’è soluzione militare alla crisi in Siria”, ha detto il presidente iraniano. Che ha poi condannato l’uso di gas in Siria dando il benvenuto all’accettazione da parte di Damasco del trattato sulle armi chimiche: “Le minacce o l’uso della forza non farebbero altro che aggravare la situazione”, ha detto in conclusione.
Inoltre, in un’intervista alla Cnn, dopo l’intervento dinanzi all’Assemblea Generale dell’Onu, Rohani ha condannato l’Olocausto come un crimine “riprovevole” commesso dai nazisti contro gli ebrei. Il governo di Israele alle dichiarazioni del leader iraniano ha reagito dichiarandosi comunque insoddisfatto. “E’ vero che Rohani non ha negato l’Olocausto – ha osservato il ministro per l’Intelligence, Yuval Steinitz – ma non ha condannato coloro che lo hanno negato, come il suo predecessore, Mahmoud Ahmadinejad, e gli altri leader iraniani”.
La stretta di mano tra Rohani e Obama non c’è stata ma la timida apertura da entrambe le parti è la grande novità di questa assemblea Onu. E’ certamente una svolta storica perché la ripresa di un dialogo diretto tra Stati Uniti e Iran non accadeva dal 1979. Inoltre l’ultima volta che un presidente americano ebbe rapporti diretti con il suo omologo iraniano fu il 31 dicembre del 1977, quando Jimmy Carter venne accolto a Teheran dallo Scià di Persia. Due anni dopo con lo Scià in fuga e l’ayatollah Khomeini a Theran, una folla ostile assaltava l’ambasciata americana, prendeva 52 cittadini Usa in ostaggio, dando inizio a una crisi che sarebbe durata 44 giorni. Da allora l’America è diventata una Paese da contrastare.
Niente faccia a faccia. L’Iran si presenta, dunque, con un nuovo volto al mondo, fatto soprattutto di aperture e di disgelo con l’Occidente. Il ghiaccio sta per rompersi ma il nuovo leader iraniano ha però rifiutato il faccia a faccia con Obama proposto dalla Casa Bianca perché “troppo complicato in questo momento”. Rohani ha brevemente incontrato il presidente francese Francois Hollande a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu. Hollande e Rohani hanno parlato del programma nucleare iraniano e della situazione in Siria e Libano.

Alessandro Filippelli