ROMA – Il governo ha deciso. Il referendum costituzionale sulla giustizia si svolgerà domenica 22 e lunedì 23 marzo, proprio come anticipato da Giorgia Meloni venerdì scorso. Una decisione che ha alimentato non poche polemiche con i comitati pronti a fare ricorso. Il giorno cadrebbe, infatti, prima della scadenza dei tre mesi necessari alla raccolta firme indetta dal Comitato società civile per il No.
La rabbia del Comitato per il No
A detta dei critici della riforma Nordio, il governo teme il successo dell’iniziativa e per questo motivo vuole strozzare i tempi per il voto. Per questo ha già preannunciato ricorsi “imminenti” e una lettera direttamente a Sergio Mattarella. “Informeremo il Presidente della Repubblica e i comitati promotori parlamentari delle nostre iniziative a tutela della legalità repubblicana in tutte le sedi giudiziarie che la Costituzione prevede”, annuncia il portavoce del comitato Carlo Guglielmi.
Il comitato di 15 cittadini ha presentato, quindi, un’altra proposta di referendum popolare sulla riforma per chiedere di fissare la data “al termine dei tre mesi previsti per la raccolta firme”. Questa è ora al 71% delle 500mila sottoscrizioni richieste entro la fine di gennaio.
Le parole di Enrico Grosso
“Prendiamo atto della data indicata dal governo, avremmo auspicato di avere a disposizione tempi e spazi più giusti per informare i cittadini”. Lo afferma, in un’intervista a La Stampa, Enrico Grosso, avvocato e costituzionalista, presidente del comitato per il “no” promosso dall’Anm. “Nordio – prosegue – è il miglior testimonial della campagna. Ha chiarito benissimo la natura di questa riforma, che punta a ridurre “l’invadenza della magistratura””.
La posizione delle opposizioni
Sul piede di guerra anche le opposizioni: “È evidente che il governo Meloni – sottolinea il Movimento Cinque stelle – ha paura che un periodo congruo di informazione per i cittadini chiamati al voto possa far crescere in modo esponenziale la consapevolezza che questa riforma costituzionale deve essere sonoramente bocciata, perché non c’entra nulla con l’ammodernamento della Giustizia”.
la Sinistra che vota sì
E se da Elly Schlein a Giuseppe Conte, prende forma il fronte del “no”, esiste anche una “Sinistra che vota Sì”. Si è radunata a Firenze, con Augusto Barbera, giurista e ex ministro, che ha definito la riforma “liberale” e inquadrato il referendum “non come un voto pro o contro il governo Meloni”.


