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Garante della Privacy, contestate spese pazze e auto blu come taxi. Stanzione: “Sono tranquillo”

di Vincenzo Cimmino16 Gennaio 2026
16 Gennaio 2026

Pasquale Stanzione, presidente dell'autorità Garante per la protezione dei dati personali | Foto Ansa

ROMA – Non accenna a placarsi la bufera sul Garante Privacy. Pasquale Stanzione, insieme a tutto il collegio, è indagato a Roma per peculato e corruzione. A finire sotto la lente dei pm le spese di rappresentanza, giunte a 400mila euro, l’uso dell’auto di servizio e i voli aerei. Accuse anche ai rimborsi, tra case pagate, fatture da 6mila euro per la carne e auto blu usate come taxi. Tra il 2021 e il 2024 l’aumento delle spese è stato di ben 776mila euro. Si indaga anche sul caso della mancata multa a Meta per la commercializzazione degli smartglasses, prima comminata poi ridotta e quindi annullata. 

Nei guai il presidente e tutto il collegio

“Sono assolutamente tranquillo”. È l’unico commento di Stanzione sulla vicenda finita nel mirino della Guardia di Finanza e che al momento conta sette capi d’accusa. Gli uffici, in totale, costano 50 milioni di euro mentre la spesa in bilancio per gli stipendi e l’indennità è di 40 milioni. Se dalla maggioranza il silenzio resta tombale, l’opposizione punta il dito e grida alle dimissioni. Un dietrofront respinto però da alcuni componenti del collegio del Garante. “Perché dovrei dimettermi? Ho rispetto della magistratura. Ora aspetto, sono completamente a disposizione dei pm. Non ho commesso illeciti”, ha commentato Guido Scorza in un’intervista a La Repubblica,

Ranucci: “Chi è silente è complice”

Sul mutismo del governo insiste anche Sigfrido Ranucci in un’intervista a La Stampa. “Capisco l’imbarazzo e il silenzio – ha detto il giornalista conduttore di Report – ma chi è silente è complice, ha usato il Garante come braccio armato per colpire la libertà di stampa. E, forse, è anche ricattabile, visto che ci sono alcune decisioni dell’Autorità chiaramente pilotate dalla politica, a cominciare dalla sanzione inflitta alla Rai per l’inchiesta di Report sul caso Sangiuliano”.

Il Pd all’attacco della maggioranza

“Alla luce delle notizie sulla stampa – si legge in una nota dei membri Pd della commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai – forse bisognerebbe interrogarsi su quanto sta emergendo a proposito dei vertici dell’Autorità Garante della Privacy. Probabilmente il problema non è Report o Ranucci, ma forse riguarda direttamente i vertici dell’Authority. Cosa ne pensa la presidente Meloni su quanto è emerso? Non dovrebbero dimettersi tutti i dirigenti che hanno usato soldi pubblici in modo improprio? Quanto è coinvolto Fratelli d’Italia in questa vicenda?”.

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