WASHINGTON – L’oro continua a macinare record. Per la prima volta nella sua storia, il prezzo del metallo prezioso ha raggiunto e superato i 5100 dollari l’oncia, con una crescita di oltre il 2,18%. Un’impennata dovuta non solo all’indebolimento del dollaro, principale valuta di riserva globale, ma anche alle incertezze geopolitiche, commerciali e monetarie dovute alle politiche del presidente americano Donald Trump.
Confindustria: “Le tensioni gonfiano l’oro e non fermano la Borsa”
Il prezzo dell’oro, in continuo aumento da due anni, fa gola agli investitori. Basti pensare che a gennaio del 2024 l’oncia valeva poco più di 2000 dollari. Ma la sua crescita, sostiene il Centro studi di Confindustria, si registra tipicamente nei momenti di crisi economica, dal momento che il metallo prezioso viene considerato il bene rifugio per eccellenza. “Le tensioni gonfiano l’oro e non fermano la Borsa”, evidenzia lo studio sottolineando tra le cause del rialzo anche “l’export debole, i consumi frenati, l’industria volatile e gli investimenti tirati dal Pnrr” con l’economia italiana, in particolare, “debole e quasi ferma”.
L’oro nelle riserve delle banche centrali
In un contesto di incertezza globale, anche le banche centrali continuano ad aggiungere l’oro alle riserve, sostenendo l’aumento del prezzo. Mentre i mercati prevedono che i tassi di interesse rimangano stabili nel breve termine, con possibili tagli nel corso dell’anno. Sono sempre di più, inoltre, i Paesi e gli investitori che optano per la diversificazione valutaria e scelgono il metallo prezioso come asset privo di rischio.
L’aumento del debito pubblico nelle economie avanzate
Altro pilastro fondamentale della ripresa dell’oro è l’aumento del debito pubblico nelle economie avanzate. Chi investe è convinto che l’inflazione diventerà l’unica via per la solvibilità dello Stato e punta sui lingotti per preservare il potere d’acquisto.
Le tensioni geopolitiche: i dazi, la Groenlandia e il caso FED
A incidere, poi, sono le minacce di dazi da parte degli Stati Uniti, le tensioni con la Nato e l’Unione europea sulla Groenlandia, risolte almeno per il momento con un accordo tra Trump e il segretario dell’Alleanza Atlantica Mark Rutte. E ancora: le questioni sull’indipendenza della Federal Reserve, la banca centrale americana. Su quest’ultimo punto, Trump aveva affermato di voler rimuovere Jerome Powell alla guida della Fed. Poi, la dichiarazione al Forum economico di Davos: “Presto annuncerò l’identità del prossimo presidente della Federal Reserve”.


