ROMA – Tifosi, ma anche azionisti in serie A. È la proposta di azionariato popolare nel calcio presentata dal partito della Lega. Il testo di legge è già stato approvato alla Camera un anno fa, ma attende solo l’ok dal Senato per diventare realtà. La proposta del Carroccio prevede la possibilità per i tifosi di entrare nella governance dei club, ma con una quota di adesione non superiore all’1% e solo nel caso in cui le società saranno d’accordo con l’operazione commerciale.
Il no alla proposta di Forza Italia
Ad ostacolare il testo questa volta non è l’opposizione, bensì la stessa maggioranza. Non a caso il no arriva soprattutto da Forza Italia. È infatti il senatore forzista Claudio Lotito, nonché presidente della Lazio, ad essere il più contrario alla proposta. Considerando i recenti scontri con i tifosi biancocelesti, per l’imprenditore far entrare gli spalti nella governance del club non è tra le priorità. Dal partito degli azzurri si alzano poi ulteriori dubbi al testo. In primis l’obiezione che per le società quotate in Borsa i tifosi possono già diventarne soci azionisti.
Nulla è però ancora deciso. Il capogruppo degli azzurri, Maurizio Gasparri prende tempo, mentre per mercoledì prossimo è in programma a Palazzo Madama una riunione di centrodestra con i capigruppo per arrivare ad un accordo.
Il caso Interspac
Da fonti di Forza Italia, la preoccupazione è che l’azionariato popolare possa distruggere gli equilibri interni dei club. Tuttavia la proposta non è nuova al panorama italiano. Il riferimento è al caso Interspac, il progetto guidato dall’ex senatore Carlo Cottarelli per far rilevare le quote minoritarie della squadra a un gruppo di tifosi interisti. Un’idea, poi mai decollata, per far entrare nelle casse del club di via della Liberazione 400 milioni di euro.
L’azionariato popolare in Europa
In Europa invece l’idea che la squadra sia dei tifosi prevale su tutto. In Germania, infatti, vige la regola del “50+1”. Non esiste il monopolio sulle squadre e un solo investitore privato non può detenere la maggioranza di azioni. Il Bayern Monaco è l’esempio più celebre: i tifosi detengono il 75% delle azioni, mentre Adidas, Allianz e Audi si spartiscono il restante 25%.
Anche a Barcellona vale la stessa regola: i tifosi blaugrana che vogliono diventare soci possono farlo versando una quota annuale di 225 euro. Comprando le azioni, entrano così a far parte delle governance del club e hanno voce in capitolo sull’elezione del presidente e su altre questioni interne. Stesso discorso nel Regno Unito con l’Afc Wimbledon, il club nato nel 2002 ed interamente di proprietà dei tifosi.


