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HomeEsteri L’avvocata Bernardi: “Servono norme per tutelare gli animali dai conflitti”

“Mancano norme
che tutelino gli animali
dai conflitti armati”

L’avvocata Bernardi a Lumsanews

“Il codice li considera ancora cose”

di Irene Di Castelnuovo20 Febbraio 2026
20 Febbraio 2026

Giada Bernardi, avvocata per i diritti degli animali | L’utilizzo della foto è stato autorizzato dalla diretta interessata

In alcuni Stati il diritto considera gli animali come esseri senzienti. Con la legge Brambilla – in Italia – da oggetti diventano soggetti, eppure mancano ancora norme internazionali che li tutelino dai conflitti armati. L’avvocata Giada Bernardi, fondatrice dello studio “GiustiziAnimale” e presidente dell’Odv “Zampe che danno una Mano”, ha spiegato a Lumsanews il quadro giuridico internazionale e le ambiguità che ruotano intorno alla concezione legale dell’animale.

Avvocata Bernardi, dal punto di vista giuridico, quali tutele esistono oggi per gli animali nei conflitti armati?


“Purtroppo non sono tutelati. Sono riconosciuti dal diritto internazionale come beni protetti e, di conseguenza, non possono essere oggetto di bombardamenti o atti di guerra. Molti studi hanno dimostrato che l’animale soffre di un vero e proprio disturbo post-traumatico da stress al pari di quello dell’essere umano”.

Qualche animale viene colpito di più?

“Tutti gli animali sono vittime di guerra. Gli animali domestici sono i più semplici da salvare però soffrono il distaccamento dalla famiglia. La fauna selvatica si trova spesso privata del suo habitat, quindi oltre alla loro perdita c’è proprio una rottura dell’ecosistema. Il bestiame muore perché i pastori scappano. Sono penalizzati anche gli animali degli zoo, perché spesso lasciati nelle gabbie senza possibilità di uscire, se non vengono soppressi prima”.

In Italia ci sono leggi che tutelano gli animali? 

“In Italia, con la legge Brambilla, è stato fatto un gran passo avanti. Ha spostato l’attenzione direttamente sull’animale. Oggi per il nostro codice penale l’animale è un essere vivente meritevole di tutela, tant’è che il capo è stato cambiato da “delitti contro il sentimento per gli animali” a “delitti contro gli animali”. D’altra parte, però, il codice civile li considera come res, cose. Ci troviamo davanti a una discrasia che deve essere colmata”.

Nel 2022 nella Costituzione compare per la prima volta la parola “animali”.

“L’articolo nove al momento è l’unico che li cita. È un testo molto ampio e generico. E tutto ciò che è generico e ampio permette l’utilizzo in vari contesti e non pone limiti precisi. L’aver introdotto la tutela della fauna e dell’ambiente nella Costituzione dimostra la maggiore attenzione che si ha verso di loro ed ha già da allora aperto uno spiraglio verso quella che è una tutela completa”.

La situazione è diversa all’estero?

“Nel resto del mondo ci sono dei Paesi che li considerano già come esseri viventi senzienti. In America hanno delle strutture come l’Spca, che li tutela. Inoltre, il maltrattamento di animali è severamente punito. Ci sono Stati che da questo punto di vista sono avanzati, altri che fanno passi avanti, altri ancora in cui gli animali vengono considerati meno che niente, ma è sempre un fattore culturale”.

Ci sono normative internazionali che tutelano gli animali?

“La Convenzione di Strasburgo del 1987 ha stabilito le norme per la tutela e il benessere degli animali domestici. Poi c’è la Convenzione di Berna relativa alla vita selvatica e all’ambiente naturali, quella di Bonn per la conservazione delle specie migratrici. Ci sono tanti piccoli mattoni, per questo oggi il diritto animale è un mosaico. Anche perché a livello europeo e mondiale non esiste una legge unitaria e uniforme che disciplini la tutela dell’animale”.

La distruzione di allevamenti, zoo o habitat naturali durante un conflitto può configurare un crimine internazionale?


“Teoricamente si potrebbe considerare crimine di guerra, anche se io la vedo un po’ come una forzatura. Come già ricordato, esistono delle convenzioni fra Stati che proibiscono la distruzione di foreste, parchi, ma chiaramente assumono un profilo marginale nel dramma del conflitto. Anche perché, in guerre dove muoiono esseri umani e bambini, l’ambiente e gli animali passano in secondo piano”.

Spesso però gli animali dei giardini zoologici vengono soppressi.

“Viene considerato un atto di pietà. Ma in realtà, dietro agli zoo, c’è un grande giro di soldi. Per il trasporto di questo genere di animali c’è bisogno di un’unità dedicata. Il volontario ha tanto cuore ma potrebbe avere poca dimestichezza. Sarebbe opportuno creare enti dedicati”.

Quali riforme legislative o interpretazioni evolutive ritiene necessarie per rafforzare la protezione degli animali?

“Si potrebbe cominciare col prevedere delle convenzioni fra Stati che impediscano anche l’accanimento sugli animali e il loro l’utilizzo in guerra. Inoltre, sarebbe utile predisporre unità finalizzate al trasporto degli animali al di fuori delle zone calde e alla liberazione degli animali negli zoo con la possibilità di indirizzarli in appositi corridoi umanitari. Lavoro che già stanno svolgendo le Ong”.

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