A finire sotto le bombe non sono solo palazzi, infrastrutture o centrali energetiche. In Ucraina, la guerra sta bruciando anche le parole. Dodici milioni di libri sono andati distrutti in pochi mesi sotto i raid russi: un patrimonio editoriale cancellato proprio alla vigilia della riapertura delle scuole. Un attacco che colpisce la filiera del libro, ma anche qualcosa di più profondo: la memoria e l’identità di un Paese.
I raid non si fermano
Nella giornata di lunedì 31 agosto, per il quinto giorno consecutivo, le forze russe hanno continuato a colpire Kiev e la regione circostante. Gli allarmi antiaerei sono diventati una presenza quasi permanente nella vita quotidiana della capitale, con i due grandi attacchi nel luglio scorso che hanno provocato quasi 50 vittime civili. Ora, secondo alcune fonti, Mosca starebbe preparando nuovi attacchi massicci contro le infrastrutture energetiche ucraine. Ma tra gli obiettivi dei bombardamenti ci sono sempre più spesso anche i luoghi della cultura.
Nel mirino il patrimonio culturale
Una tipografia alla periferia della capitale è stata colpita nella notte tra domenica 30 e lunedì 31 agosto, con la distruzione di milioni di libri di testo. All’inizio del mese di agosto, un altro attacco aveva devastato un magazzino nel nord-est di Kharkiv, distruggendo altri milioni di volumi. Nel mirino sono finiti anche musei, archivi, istituti di ricerca, scuole e abitazioni di esponenti della cultura ucraina. A Kiev, il mercato di Petrivka, storico punto di riferimento per i libri di seconda mano, è stato cancellato da un missile, mentre, poco distante da Maidan, la libreria Sens continua a essere un luogo d’incontro per giovani e lettori.
I rischi
Per gli editori ucraini non è una coincidenza: vengono colpiti magazzini dove sono conservati esclusivamente libri. E il rischio è che molti titoli non vengano ristampati, perché le case editrici saranno costrette a dare priorità ai volumi più venduti.


