ROMA – Mentre il ballottaggio divide la maggioranza, riparte oggi l’iter della legge elettorale che arriverà in commissione al Senato il prossimo 9 settembre. Ferme le dichiarazioni del leader della Lega Matteo Salvini: “Chiedere ai cittadini di tornare a votare dopo quindici giorni anche no. Si vota in un giorno, chi vince vince e governa per cinque anni chi perde perde. Non sento la necessità di ballottaggi”.
Il ballottaggio che spacca la maggioranza
La discussione verterà su quasi 700 emendamenti, in gran parte presentati dalle opposizioni ora pronte a fare ostruzionismo. Tutti compatti i partiti di maggioranza invece sull’emendamento che reintroduce le preferenze con alternanza di genere al secondo nome, non sui capilista, come chiesto dal centrosinistra.
Una nuova stagione politica che riparte da un nuovo punto fondamentale da chiarire: il ballottaggio, che si è inserito nel dibattito sulla riforma con un emendamento presentato, a titolo personale, dal senatore di Fratelli d’Italia Marcello Pera. Una mossa fondamentale per la premier Giorgia Meloni per provare ad arginare l’ascesa di Roberto Vannacci e il suo partito. L’emendamento, infatti, prevede un secondo turno tra le coalizioni che superano la soglia del 38%, nel caso che nessuna raggiunga il 48%. Una mossa disperata, secondo le opposizioni, per contenere la corsa di Futuro Nazionale.
A tal proposito Repubblica ha scritto che la premier è consapevole del successo dell’ex generale, che ha in poco tempo superato nei sondaggi sia Lega e Forza Italia. L’obiettivo di Giorgia Meloni è quello di evitare che Futuro Nazionale arrivi al 15%. Proprio per questa ragione, il secondo turno sarebbe per il centrodestra una garanzia per raggiungere una maggioranza autonoma dal generale. Secondo le prime stime, infatti, Vannacci potrebbe arrivare alla soglia del 15% nella sua prima partecipazione autonoma alle elezioni. Un rischio per il centrodestra. La strategia di Giorgia Meloni non convince neanche i leghisti, che temono invece un effetto di svuotamento dei voti già nel primo turno.
Vannacci: “Non si può emarginare una forza politica democratica”
Per Roberto Vannacci l’alleanza con il centrodestra va fatta, anche con il rischio di ridurre il potere delle trattative. Durante un’intervista ai quotidiani del Gruppo Nem, il leader di Futuro Nazionale ha affermato: “Sul piano generale, una legge elettorale dovrebbe essere fatta per garantire maggiore stabilità al paese e una migliore governabilità, non per emarginare una forza politica nascente e democratica”. L’ex generale è infatti convinto che “il ballottaggio favorirebbe Futuro Nazionale”. Fermo anche il giudizio sul governo di centrodestra: “Loro invocano il voto utile, ma a chi? Se questa alleanza di centrodestra ha fatto una politica di sinistra che agli italiani non piace, l’unico voto utile è quello a Futuro nazionale, perché senza una svolta il paese continuerà a portare avanti l’agenda Draghi che favorisce le multinazionali e la finanza internazionale e una politica di sinistra”. Infine colpisce anche la Lega: “Mi risulta stiano prendendo il sopravvento correnti che di sovranismo non hanno nulla, come quella di Zaia, Romeo, Molinari, Fontana”.
I rischi per centrodestra e centrosinistra
Attualmente, senza Vannacci che detiene il 7%, il centrodestra si attesta al 42%. Mentre il centrosinistra è al 44%, senza considerare Carlo Calenda con il 3,5%. Il rischio, dunque, è che il centrodestra possa perdere voti già nel primo turno o che, nel secondo, possa rimanere senza i voti degli elettori di Futuro Nazionale. La sfida, quindi si giocherebbe tutta sulla capacità di convincere gli elettori a non disertare il doppio turno.


