ROMA – Tre anni dopo il 7 ottobre, Fauda torna a raccontare una realtà che nel frattempo è cambiata. La quinta stagione della serie israeliana arriva su Netflix dall’8 settembre con 11 episodi e riparte proprio dall’evento che ha interrotto il lavoro degli sceneggiatori.
Quando avevano iniziato a scrivere la nuova stagione, Lior Raz e Avi Issacharoff avevano davanti una storia diversa. Poi è arrivato il 7 ottobre e hanno deciso di ricominciare. “Abbiamo capito che una serie che affronta la realtà del Medio Oriente, di Israele, non può prescindere dall’evento più importante accaduto qui negli ultimi 75 o 80 anni”, racconta Issacharoff. Il 7 ottobre diventa così parte della storia, ma senza l’obiettivo di ricostruire quegli eventi. La maggior parte della stagione è ambientata nel 2025, mentre due episodi tornano a quella giornata e seguono i personaggi nelle ore dell’attacco.
Raccontare quelle due puntate è stato uno dei passaggi più difficili per gli autori. “Mentre scrivevamo quei due episodi specifici su quel giorno preciso, a dire il vero, tremavamo”, racconta Issacharoff. Lior Raz spiega invece quale fosse il limite che si erano imposti: “L’obiettivo era raccontare una storia, capire come inserire i nostri personaggi in quelle situazioni e in quegli eventi”. Per questo, aggiunge, era fondamentale essere fedeli alla realtà e allo stesso tempo lasciare che la finzione incontrasse una situazione imprevedibile.
Il trauma entra nei personaggi
Il cambiamento riguarda anche Doron, il protagonista interpretato da Raz. La nuova stagione lo mostra alle prese con le conseguenze psicologiche di ciò che ha vissuto, prima di essere coinvolto in una nuova missione che lo porta a Marsiglia. “Vediamo guerrieri segnati, piuttosto che guerrieri desiderosi di scendere in battaglia in ogni momento”, dice Raz. Il conflitto, quindi, non viene raccontato soltanto attraverso le operazioni, ma anche attraverso le persone che quelle esperienze devono continuare a portarsele dietro.
La domanda sulla vendetta
È qui che entra uno dei temi centrali della stagione: tha’r, la vendetta di sangue. Issacharoff racconta che il termine era stato persino valutato come possibile titolo. “La gente vuole vendetta. Ma poi ti poni una domanda: ora che ti sei vendicato, la tua realtà è cambiata?”. La serie prova così a interrogarsi sul meccanismo della violenza e sulla possibilità che la vendetta finisca per alimentare un ciclo senza uscita.
“Il prezzo della guerra è alto”
Per Raz, il tema non riguarda soltanto i personaggi di Fauda. “Spero che, guardando questa serie, gli spettatori capiscano quanto sia importante la pace”, dice. E aggiunge: “Il prezzo della guerra è alto”. È il punto verso cui gli autori dichiarano di voler portare la quinta stagione: non una ricostruzione del 7 ottobre, ma una storia che parte da quell’evento per interrogarsi su trauma, vendetta e conseguenze della violenza.


