ROMA – Resta in carcere Valter Lavitola, reo confesso di essere il mandante dell’attentato a Ranucci. Lo hanno deciso i giudici del Riesame di Roma, respingendo l’istanza dei difensori. Confermata per l’indagato l’aggravante del metodo mafioso. Ci sarebbero inoltre dei presunti buchi temporali nelle comunicazioni tra Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci. È quanto emerge dall’indagine della Procura di Roma relativa all’attentato al giornalista avvenuto a Pomezia, in provincia di Roma, nell’ottobre del 2025. Un dato confermato dall’analisi dei telefoni cellulari e dal pc sequestrato all’imprenditore accusato e reo confesso di essere il mandante dell’azione dinamitarda. Si tratterebbe in sostanza di cancellazioni sospette nelle chat, sia nella fase precedente all’attentato che dopo. Elementi che stanno portando gli inquirenti, che hanno affidato le indagini ai Nuclei Investigativi dei carabinieri di Roma e Frascati, ad ulteriori verifiche.
Ranucci: “Non mi candido, do più fastidio come direttore di Report”
“In politica non mi candido perché do più fastidio come conduttore di Report”. Sigfrido Ranucci ha risposto così alle domande dei giornalisti alla festa di Avs. Qui ha presentato il suo libro “Il ritorno della casta”. “Mi batterò fino all’ultimo” ha spiegato. Ha aggiunto poi che la possibilità del reintegro nella trasmissione non è così remota, in riferimento alla battaglia legale che sta preparando contro la Rai. “Se non riesco a far questo, farò un’altra cosa da un’altra parte”, ha concluso il giornalista.
Ranucci: “contro di me la più grande campagna di fango della storia”
In un post su Facebook, Ranucci ha poi accusato chi sta conducendo quella che lui definisce “la più grande campagna di fango della storia”. “Non esiste alcuna chat segreta tra la mia collaboratrice e Natalia, la moglie di Lavitola – ha aggiunto – È stata mandata un’ordinanza già pubblica, su mia richiesta, e di sua spontanea iniziativa, un semplice messaggio di cortesia per sapere come stava. Punto, null’altro”, ha chiarito poi Ranucci. Il post contiene poi un’’ulteriore invettiva del giornalista contro chi, a suo avviso, sta continuando a buttare fango sulla sua persona: “Provo una gran pena a vedere grandi e nobili giornali farsi dettare l’agenda, per altro piena di falsità, dai giornali di Angelucci”. Secondo Ranucci si tratta della “più grande campagna di fango della storia finalizzata a rimuoverli da Report, colpire me, la mia famiglia e le persone a me vicine”.
I pm pronti a chiedere l’estradizione di Tavares
La Procura di Roma è inoltre pronta a chiedere l’estradizione di Gomes Tavares, il cittadino camerunense attualmente latitante in Africa e accusato di essere stato l’intermediario tra Valter Lavitola e la banda che ha materialmente eseguito l’attentato al giornalista. I pm starebbero concludendo la traduzione in francese degli atti per poi inviare una rogatoria internazionale propedeutica alla richiesta di estradizione. Sul fronte delle indagini, al momento non è prevista una convocazione in Procura di Natàlia Potenza, la ormai ex moglie di Lavitola che si è detta pronta a raccontare agli inquirenti quanto a sua conoscenza. A piazzale Clodio non sarebbe stata depositata alcuna memoria o richiesta di audizione. La donna, secondo quanto scrivono alcuni quotidiani, tra il 4 e il 5 luglio avrebbe ricevuto dal numero di Laura Cianfoni, vicina a Ranucci, l’ordinanza cautelare a carico dei quattro esecutori materiali dell’azione dinamitarda del 16 ottobre del 2025 a Pomezia, in provincia di Roma. Anche per Cianfoni non è stata, per ora, calendarizzata una convocazione.
L’attacco da Fdi: “Mesi di di vittimismo mediatico con la complicità della sinistra”
Il vicepresidente del gruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Antonella Zedda ha attaccato direttamente il giornalista. “Per mesi abbiamo assistito a una incredibile campagna di vittimismo mediatico in cui Sigfrido Ranucci, con la sponda complice della sinistra, ha cavalcato l’attentato subìto per gettare discredito su Fratelli d’Italia, evocando inesistenti climi d’odio e matrici politiche”. “Oggi dall’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci, grazie a quanto sta emergendo dalla stampa, scopriamo che il conduttore di Report sarebbe coinvolto in dinamiche che ricordano le peggiori spy story, facendo crollare miseramente quel castello di fango”, aggiunge Zedda.


