ROMA – Alla convention dei Repubblicani per le elezioni di metà mandato, quella tra il 10 e l’11 settembre (ora italiana) è stata la notte di JD Vance. Considerato da molti simpatizzanti del Grand old party l’erede naturale dell’attuale presidente americano Donald Trump, il suo vice ha sfruttato il palco dell’evento come una vera e propria audizione per la sua possibile candidatura al 2028. Una volta archiviate le midterm, infatti, si apre la corsa alla Casa Bianca e il delfino di The Donald punta a capitalizzare non solo il sostegno della corrente Maga, ma di tutta la base repubblicana. Un compito non facile, visto che la guerra in Iran gli ha di recente inflitto un duro colpo, irritando la fetta dei non interventisti che scommettevano su di lui.
Gli attacchi ai democratici: “Odiano l’America”
Nell’ultimo dei due giorni di evento autocelebrativo del partito, tenutosi a Dallas, in Texas, Vance ha tenuto il suo discorso di 40 minuti – in gran parte fedele al copione Maga – tra attacchi ai democratici, descritti come “il partito dell’odio” e “il partito che disprezza l’America e le persone che l’hanno costruita”, ma ha lanciato anche un appello al movimento conservatore, insistendo sulla necessità di restare uniti nonostante le divisioni interne. Alle sue parole ha fatto poi seguito l’intervento di chiusura di Trump, durato mezz’ora contro le quasi due ore del giorno precedente, ma nel quale ha riproposto gli stessi temi e celebrato quelli che definisce “i suoi successi”. “Sapete cosa succede se non votate? Andate al Diavolo”, ha detto il presidente appellandosi al pubblico e chiudendo la convention.
L’erede di Trump in bilico tra presente e futuro
Dal palco della convention, Vance ha dunque dato il via a un percorso per presentarsi agli americani in una veste nuova, cercando di mostrare lealtà a Trump ma allo stesso di emergere come indipendente, al fine di evitare di commettere lo stesso ‘errore’ che molti attribuiscono a Kamala Harris, ovvero quello di essersi appiattita troppo sulla linea politica di Joe Biden.
Manca l’investitura ufficiale ma Vance vede i donatori
Per questo in Texas Vance sta partecipando a incontri con i delegati statali e a raccolte fondi per posizionarsi al meglio, come riportato dal Washington Post. Lo stesso quotidiano americano già ad agosto riportava come Trump avrebbe detto privatamente ad alcuni finanziatori di voler vedere Vance eletto presidente nel 2028. Senza un endorsement ufficiale, però, tra i suoi rivali potrebbe esserci il segretario di Stato Marco Rubio, ma anche il capo del Pentagono Pete Hegseth. Trump fino ad oggi ha mantenuto il silenzio sul suo successore, limitandosi a lodare sia Rubio sia Vance, definiti una “coppia imbattibile”.


