ROMA – Una morte insensata, come quelle che avvenivano nelle arene romane per puro diletto dei patrizi. È morto lavorando Andrea Moretti, che intorno alla mezzanotte di ieri, martedì 22 settembre, è precipitato da un’altezza di circa dieci metri, mentre installava un nuovo impianto di illuminazione al Colosseo. Per questo il ministero della Cultura ha disposto la chiusura dell’Anfiteatro Flavio per tutta la giornata di oggi, in segno di lutto per l’operaio rocciatore di 22 anni. Anche i lavori sono stati fermati integralmente fino a nuova disposizione.
La nota del ministero
Nonostante la decisione fosse già stata presa nella notte “è stata attuata dopo aver gestito il primo turno di visita, composto da migliaia di persone”, per evitare assembramenti di visitatori all’esterno del monumento, “con possibili ripercussioni sulla sicurezza e sull’ordine pubblico”. È quanto si legge in una nota del dicastero, diffusa poco prima delle 11 di questa mattina, che precisa anche come l’indicazione sia arrivata direttamente dal titolare Alessandro Giuli.
Le critiche e lo stop delle visite
Il testo arriva a valle delle contestazioni della Cgil sulla decisione iniziale del parco archeologico di chiudere la sola area del secondo settore, dove è avvenuto l’incidente. Un’ora prima della sospensione totale delle visite, su Facebook il segretario generale della Cgil di Roma e Lazio, Natale Di Cola, aveva scritto: “Il Colosseo non si ferma neanche davanti alla morte. Una vergogna. Dal Ministro Giuli ci aspettiamo che faccia chiarezza sull’accaduto e che disponga la chiusura totale del Colosseo. L’umanità viene prima dei turisti”. La zona non è attualmente sotto sequestro da parte della magistratura, che al momento è impegnata nel determinare la dinamica dell’incidente.
La procura di Roma indaga per omicidio colposo
La procura di Roma ha infatti avviato un’indagine contro ignoti per omicidio colposo. Un procedimento legato alle norme sulla sicurezza del lavoro, coordinato dal procuratore aggiunto Antonino Di Maio. Il lavoro investigativo è affidato ai carabinieri, che stanno acquisendo una serie di documenti per accertare eventuali responsabilità. Anche il corpo della vittima sarà oggetto di analisi, con gli inquirenti che hanno disposto l’autopsia. La salma è stata portata all’istituto di medicina legale della Sapienza.
La fune dell’imbracatura non agganciata
Stando a quanto riporta l’Ansa, il lavoratore sarebbe stato trovato con l’imbracatura ma senza fune agganciata. Dunque non spezzata. Ma anche su questo aspetto verrà effettuata una consulenza tecnica per ricostruire la dinamica dei fatti. Al momento dell’incidente erano presenti all’interno del cantiere altri due operai, tra cui il cognato della vittima, che sono stati ascoltati dagli inquirenti.
Andrea Moretti seguiva le orme del padre
Moretti era originario della frazione Tottea del Comune di Crognaleto, in provincia di Teramo. Un operaio molto esperto nonostante i suoi 22 anni. Andrea aveva seguito le orme del padre, rocciatore anche lui per tanti anni e costretto a lasciare il lavoro per un infortunio che lo rese invalido. Il sindaco del Comune abruzzese, Orlando Persia, ha descritto il giovane come un “ragazzo solare, amante della sua terra” e ha annunciato che proclamerà il lutto cittadino nel giorno dei funerali.
Si muore ancora troppo di lavoro
Dall’ultima relazione annuale Inail 2025 appare chiaro come si continui a morire di lavoro, nonostante le denunce di infortunio con esito mortale siano diminuite: 1.198 contro le 1.239 dell’anno precedente. Una diminuzione di circa il 3%, ma anche una media di circa 3 incidenti mortali al giorno. Il documento mostra anche come questi dati si accompagnino ad un aumento complessivo degli infortuni denunciati: 600.640 nel 2025, contro i 593.637 del 2024. Un aumento dell’1,2%. I settori nei quali si muore di più (quasi il 60% dei decessi) sono costruzioni, manifatturiero e trasporti.
Una scia di sangue che prosegue per il 2026
E il 2026 non si sta chiudendo meglio. Le statistiche più recenti dell’anno in corso indicano, per ora, una lieve riduzione delle denunce mortali. Nei primi sette mesi sono state 582 contro 600 nello stesso periodo del 2025 (-2%). Gli infortuni non mortali, invece, stanno aumentando ancora: quelli avvenuti direttamente in occasione di lavoro sono cresciuti del 5,3%, 368.085 rispetto alle 349.444 dello stesso periodo gennaio-luglio del 2025.


