ROMA – Dopo giorni di annunci, polemiche e messaggi velati tra Palazzo Chigi e il Quirinale, il Consiglio dei ministri si riunirà oggi – giovedì 24 settembre – per discutere del provvedimento che dovrebbe introdurre nelle classi un limite del 30% di studenti stranieri. Nel testo anche corsi obbligatori di lingua per i genitori con particolari difficoltà di apprendimento e il divieto di indossare burqa e niqab.
Tetto al 30% e stop a burqa e niqab
Il contenuto del provvedimento, al momento, non è stato reso noto. In sostanza il testo introdurrebbe un tetto del 30% nelle classi di studenti che non conoscono l’italiano e interesserà, dunque, anche i ragazzi comunitari. Escluso, invece, chi ha frequentato la scuola dell’infanzia o un numero sufficiente di anni negli istituti italiani. Per questa ragione, la norma potrebbe non ricadere su tutte le 34mila classi che hanno un’alta concentrazione di stranieri. Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha chiarito che saranno gli uffici scolastici a coordinare i presidi per distribuire i ragazzi “in maniera più equilibrata tra le scuole di prossimità”. Negli istituti in cui questo non sarà possibile, saranno previste lezioni di potenziamento della lingua italiana. Nonostante lo scetticismo delle opposizioni, Valditara promette che il provvedimento ha “l’obiettivo è evitare concentrazioni che rallentino l’apprendimento di tutti i ragazzi e favorire l’integrazione”.
Altro nodo da sciogliere è quello sull’uso di burqa e niqab. La norma, qualora venisse applicata, andrebbe in contrasto con la sentenza del Consiglio di Stato del 2008 nella quale si stabilisce che indossare il velo integrale per motivi religiosi costituisce un “giustificato motivo”.
I timori del Quirinale
Il Quirinale è pronto a esaminare il decreto per limare alcuni dettagli. L’appello degli scorsi giorni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella risuona chiaro: “La scuola è aperta a tutti”, così come sancisce l’articolo 34 della nostra Costituzione. Dal Colle non si mette in discussione l’uso del decreto-legge, piuttosto la qualità tecnica del testo: l’obiettivo è evitare norme troppo rigide che possano ostacolare l’applicazione pratica sul territorio o limitare il diritto all’istruzione.
La Cei: “Preservare la coesione sociale”
Nello stesso giorno in cui Mattarella era ad Amatrice per l’apertura dell’anno scolastico, il Consiglio permanente Cei si riuniva per parlare anche di istruzione. Il segretario generale monsignor Giuseppe Baturi non usa giri di parole: “La campagna elettorale non sacrifichi la coesione sociale”. In merito al tema Baturi aggiunge: “La scuola è chiamata ad essere lo specchio di ciò che di più bello c’è nella società, non può che essere un luogo inclusivo”.


