Quel triangolo di sangue nel tormentato Medioriente

Mosul, Aleppo e Raqqa: tre città in cui si stanno combattendo le battaglie finali per il futuro di Siria e Iraq. A Mosul, roccaforte del Califfato di Al-Baghdadi nel nord dell’Iraq, lungo il fiume Tigri, si combatte stanza per stanza. L’esercito iracheno, le unità di peshmerga del Governo Regionale del Kurdistan e le milizie sunnnite, yazide e cristiane raccolte nel People’s Mobilization Units stanno togliendo terreno ai miliziani neri del Califfo. Angolo dopo angolo sono riusciti a strappare all’Isis i quartieri Qadisia e Baker, la parte Est della città.

La popolazione, stretta nella morsa, è ostaggio dello Stato Islamico. I 600mila abitanti sono in trappola, impossibilitati a fuggire. I cecchini di Daesh – nome arabo dell’Isis – fanno fuoco su chiunque tenti di avvicinarsi alle linee dei liberatori.

L’offensiva “Free Mosul” per liberare la città dalle mani dei jihadisti è iniziata il 17 ottobre scorso. Ma l’avanzata dell’Iraqi Counter Terrorism Service, le forze speciali che guidano le operazioni militari, procede lentamente: la parola d’ordine è evitare quanto più possibile perdite tra i civili.

epa05649643 Iraqi women from Mosul greet members of Iraqi special forces as they walk in the recently recaptured district of Shoqaq Khadraa, eastern Mosul, Iraq, 27 November 2016. Iraqi security forces recaptured two districts in Mosul as operations continue to liberate the city from Islamic State militants (IS), Iraqi officers said. EPA/AHMED JALIL

Ansa. Civili dei quartieri liberati di Mosul festeggiano l’entrata dell’esercito curdo-iracheno.

I peshmerga della Regione Autonoma del Kurdistan iracheno sono in prima fila nei combattimenti. “In queste ore stanno liberando il quartiere Posta”, ci spiega l’Alto Rappresentante del Kurdistan Regional Government in Italia, la dottoressa Rezan Kader. Il futuro però rimane pieno di insidie. “Nonostante tutti gli sforzi, la liberazione dell’intera città avrà bisogno di tempo”, ci racconta l’ambasciatrice. “Lo scenario che si presenta è delicato e complicato da gestire: i terroristi di Daesh utilizzano la popolazione come un gigantesco scudo umano. E i civili sono coloro che hanno pagato il prezzo più alto da quando, nel 2014, è iniziata l’occupazione dell’Isis”. Dal 17 ottobre, inizio dell’offensiva, ad oggi lo Stato Islamico ha impiegato contro la coalizione 632 autobombe. E sono oltre 2000 gli abitanti rimasti uccisi.

Ad Aleppo, la città siriana a Ovest dell’Eufrate, si sta invece consumando nei quartieri orientali la battaglia finale tra l’esercito di Assad e i ribelli guidati da Al-Nusra, la formazione jihadista in cui è confluita Al Qaeda. Con l’appoggio degli aerei di Mosca che partono dalla base russa di Ltakya, i soldati lealisti di Damasco hanno conquistato in queste ore gli ultimi settori in mano ai ribelli dell’Aleppo Army, la formazione di Al-Nusra, Salafiti e Fratelli Musulmani, che conta tra i 10mila e i 15mila combattenti. Nella notte tra il 12 e il 13 dicembre i soldati di Assad hanno sottratto ai jihadisti la quasi totalità dei quartieri orientali e la città vecchia.

epa05650141 A handout picture made available by the official Syrian Arab News Agency (SANA) shows Syrian soldiers making a V for victory sign from a window of damaged building in Aleppo's eastern Masaken Hanano area in Aleppo province, Syria, 27 November 2016. According to SANA a military source announced on 27 November 2016 that the army units in cooperation with the supporting forces established full control over Jabal Badro neighborhood and Masaken Hanano area in Aleppo . EPA/SANA HANDOUT HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

ANSA. Soldati dell’esercito siriano entrano nei quartieri di Aleppo Est.

Giampiero Gramaglia, consigliere dell’Istituto Affari Internazionali, ex direttore dell’Ansa e autore di libri su Medio Oriente e politica americana, ci ha delineato il quadro delle dinamiche in corso. “Ad Aleppo, russi e lealisti di Assad stanno forzando i tempi per arrivare all’insediamento del neopresidente americano Trump con la città già presa”, spiega. Ma quali sono le reali forze in gioco, aldilà di quello raccontato dai media, e i risvolti internazionali della situazione? “Ad Aleppo Est l’opposizione moderata non ha mai contato quasi nulla. La parte orientale della città è la roccaforte di Al-Nusra, e l’Aleppo Army non è altro che il nuovo nome dei gruppi jihadisti. Dire, come fanno i media ufficiali, che viene colpita la popolazione civile pur di colpire i ribelli che si annidano tra i civili, non è corretto. Perché i civili rimasti in questi quartieri sono compartecipi della battaglia, sono lì perché hanno scelto di rimanere. Quando sono stati aperti i corridoi umanitari, la gente non è venuta via proprio perché molto spesso voleva restare lì: si tratta per la maggior parte delle famiglie dei combattenti islamisti”.

epa05652540 A handout picture by Syrian Arab News Agency (SANA) shows displaced Syrian families that evacuated from Bestan al-Kasr and al-Ferdaws area in eastern neighborhoods of Aleppo wait to ascend the buses at Baddour mount in Aleppo, Syria, 29 November 2016. According to Syrian Arab News Agency (SANA) a large numbers of locals who were in areas held by the rebels managed to exit the eastern neighborhoods of Aleppo city. SANA's correspondent quoted a source at Aleppo Governorate as saying that thousands of families managed to exit the eastern neighborhoods, and Syrian Arab Army personnel are receiving them and transporting them to safety, while the authorities at the Governorate are securing the needs for providing temporary residence to those families. According to reports by the United Nations 16 thousand people have been displaced in Aleppo since the starting of the fighting between the regime and the rebels on 15 November 2016. EPA/SANA / HANDOUT HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

Ansa. Civili evacuati dai quartieri di Aleppo Est.

Come avviene a Mosul, i residenti che cercano di sottrarsi al controllo islamista vengono presi di mira dai cecchini dell’Aleppo Army. O cadono vittime dei colpi di mortaio lanciati per vendetta nei quartieri ovest della città. Solo nell’ultimo mese i civili uccisi sono stati 590. Ancora una volta, dunque, sono i civili a pagare il prezzo più alto.

 

Sul versante siriano della battaglia contro lo Stato Islamico, l’avanzata su Raqqa procede a fasi alterne. Il cuore del Califfato è ancora nelle mani dell’Isis. Il peso dei combattimenti è tutto sulle spalle dei combattenti curdi, le brigate combattenti YPG e YPJ, composte da uomini e donne e organizzate sui principi dell’uguaglianza.

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Operazione Scudo dell’Eufrate. Combattente curda delle brigate YPG durante la liberazione di un villaggio nei pressi di Raqqa.

Nonostante i raid aerei dell’aviazione statunitense di questi giorni, l’Operazione Scudo dell’Eufrate – il nome dell’attacco finale lanciato dalle forze della coalizione democratica siriana SDF, composta dai miliziani curdi del Rojava e dalla coalizione di forze democratiche sunnite, cristiane e yazide – è in fase di stallo. Perché su chi entrerà per primo nella città – sunniti, curdi delle brigate YPG, o arabi alauiti – si sta concentrando l’attenzione delle parti in lotta per assumere il controllo della futura Siria, e dei loro partner internazionali: Assad, con il sostegno dei libanesi di Hezbollah e dei russi; Erdogan, che preme nel nord del paese, gli Stati Uniti e le monarchie del Golfo.