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HomeEsteri Boccia Artieri: “Addio Warner, così i colossi dello streaming mettono a rischio le democrazie”

“Non è solo intrattenimento:
la possibile vendita di Warner
mette a rischio la democrazia"

Boccia Artieri: “Agire sull’immaginario

ecco la carta vincente dei colossi”

di Alessio Sebastiano Corsaro11 Dicembre 2025
11 Dicembre 2025
Warner

Giovanni Boccia Artieri, ordinario di sociologia all'Università di Urbino

Oltre a ridefinire gli equilibri del settore dell’intrattenimento, la corsa a Warner Bros può mettere a rischio la pluralità della democrazia. Giovanni Boccia Artieri, ordinario di Sociologia all’Università di Urbino, spiega come a Lumsanews.

Quali rischi vede per la pluralità dell’offerta culturale quando pochi colossi – come Netflix, Paramount-Skydance – competono per controllare interi cataloghi? 

“Quando pochi gruppi controllano cataloghi immensi possono decidere quali generi, formati e sensibilità estetiche meritano investimento e visibilità. Si tende a privilegiare franchise globali, proprietà intellettuali già note e prodotti ‘a basso rischio’, mentre tutto ciò che è sperimentale, locale o politicamente scomodo fatica a trovare spazio”.

Come verrà ridefinita la logica dell’algoritmo dopo questa possibile fusione?

“Gli algoritmi di raccomandazione dei grandi player sono già progettati per massimizzare tempo di visione e abbonamenti. Con un catalogo ancora più integrato. per esempio unendo le IP di Warner a un colosso dello streaming – il meccanismo si farebbe ancora più opprimente: spingere il più possibile i contenuti di proprietà, sfruttare in modo intensivo le saghe e blindare l’utente in un “ecosistema chiuso”.

Perché un presidente come Donald Trump è così interessato alla questione?

“Per due ragioni intrecciate: potere economico e potere simbolico. Un’operazione di questa scala ridefinisce equilibri industriali e occupazionali, ma soprattutto controlla una parte enorme dell’immaginario globale: film, serie, news, narrazioni politiche. Intervenire sul dossier significa poter influenzare l’agenda regolatoria  – antitrust, concorrenza, rapporto con i sindacati creativi – e, al tempo stesso, dialogare con un’industria che Trump percepisce spesso come ostile”. 

Quanto e come potrebbe incidere un tale accentramento mediatico sulle democrazie dei Paesi in cui sono attivi questi servizi di streaming?

“Quando pochi conglomerati controllano la gran parte delle narrazioni audiovisive, si restringe il ventaglio di prospettive accessibili al pubblico e aumenta il rischio di omologazione di valori. Non significa censura diretta, ma una “selezione strutturale”. Piattaforme così grandi hanno poi grande potere di lobbying verso i decisori politici e possono influenzare le regole del gioco che dovrebbero limitarle. È una forma di asimmetria di potere che tocca direttamente la qualità del dibattito pubblico”.

La crescente integrazione verticale tra produzione e distribuzione come può influenzare la formazione dell’opinione pubblica e l’immaginario collettivo?

“Quando produzione, distribuzione e piattaforma coincidono, temi e narrazioni che trovano grande visibilità diventano ovvi, mentre altri restano ai margini. L’integrazione verticale consente, inoltre, di costruire universi narrativi coerenti – franchise, saghe, brand – che accompagnano gli individui per anni, influenzando aspettative, stereotipi, figure dell’eroe e del nemico. È una forma di soft power strutturale, che agisce a lungo termine sull’immaginario collettivo”.

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