La difficile Brexit di MayL'addio alla Ue sarà sancitocon il voto del Parlamento

Decisivi 15 conservatori "ribelli" La premier torna a Bruxelles indebolita

Una settimana dopo l’accordo stretto a Bruxelles fra Gran Bretagna e Unione Europea su Brexit, il governo guidato da Theresa May ha ricevuto un duro colpo alla Camera dei Comuni di Londra. Il governo conservatore è stato battuto da una fronda interna di ribelli. La disputa è nata intorno ad un emendamento, presentato da alcuni deputati conservatori e appoggiato dalle opposizioni, laburisti in testa.

Il ritiro dall’Unione. Lo European Union Bill è la legge destinata ad attuare la Brexit. Una quindicina di deputati ha presentato un emendamento che obbliga il governo May a chiedere il parere vincolante del Parlamento britannico sulle disposizioni finali del divorzio dall’Unione europea. La Camera dei Comuni ha risposto con 309 voti favorevoli e 305 contrari. Ora la clausola dovrà essere inserita nel testo di Legge. La risoluzione stabilisce che tra un anno, durante le fasi finali della Brexit, le camere dei Comuni e quella dei Lord dovranno esprimersi sui futuri rapporti fra Regno Unito e Ue.

La fronda interna. A Westminster il governo conservatore ha una maggioranza risicata formata da 327 persone. Sono solo cinque i deputati in più rispetto all’opposizione, che raggiunge il numero di 322. Fra questi i laburisti sono 262. I conservatori ribelli che si sono staccati dalla maggioranza è costituito dalla fronda filo-europeista. Si tratta di 12 deputati guidati dal leader Dominic Grieve, ex Alto funzionario di stato e primo firmatario dell’emendamento. La resa dei conti nel partito è cominciata subito con il siluramento dalla carica di vicepresidente del dirigente di governo ribelle Stephen Hammond. Votando insieme ai laburisti e agli indipendentisti scozzesi, Snp, hanno privato il governo della maggioranza. Un campanello d’allarme per May, che passerà il fine settimana a Bruxelles per il summit Ue. L’obiettivo è quello di raggiungere un “accordo su misura” con l’Unione, basato sul libero commercio.

Prima di questo voto la premier aveva promesso ai parlamentari che avrebbero potuto esprimersi sull’accordo finale. Ma le strade concesse erano due: validarlo o lasciare l’Unione senza nulla di scritto. Grazie all’emendamento sullo European Union Bill, ora, dopo la votazione, si apre un dibattito ragionato sulle diverse ipotesi. Questo significa che in teoria il Parlamento potrà ancora bocciare la Brexit. La questione divorzio è completamente riaperta.

Giordano Contu

Studia e vive a Roma. Nato in Sardegna, ma pisano di adozione, ha studiato Filosofia estetica e ha collaborato al quotidiano Il Tirreno. Si interessa di politica e cultura. Cura quotidianamente i social network. È impegnato socialmente e politicamente. Ama i paesaggi, la fotografia e il mare.