Brexit, la strada è lungaIl Parlamento europeo boccia i negoziati

Juncker: "Mancano i progressi richiesti" May frena sul licenziamento di Johnson

Per passare da separati in casa a divorziati la strada è lunga. Il Parlamento europeo ha bocciato l’andamento dei negoziati sulla Brexit, con una risoluzione approvata a larga maggioranza durante la seduta plenaria di Strasburgo. Sono 57 i voti a favore, 92  i contrari e 29 gli astenuti.

Uno scenario prevedibile sentite le dichiarazioni di questa mattina del negoziatore europeo per l’uscita dall’Ue Michel Barnier. «Non c’è accordo al momento sui momenti fondamentali della trattativa, non ci sono progressi sufficienti nelle discussioni per passare alla seconda fase dei negoziati». L’ex commissario francese ha inoltre ribadito che «l’UE non accetterà di pagare a 27 quello che è stato deciso a 28 stati».

 Situazione confermata anche dal Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Sono tanti ancora i punti in sospeso. A partire dall’annosa questione sui diritti dei cittadini europei nel Regno Unito. «Resta da trovare un accordo sull’indispensabile ruolo della Corte di giustizia».  Scenario complicato anche per quanto riguarda gli aspetti finanziari. Secondo Juncker il «diavolo sarà nei dettagli». E sulla questione della “ribelle” Irlanda del Nord «servono soluzioni che rispettino pienamente il diritto».

Nonostante le divergenze si cerca di essere ottimisti. «La prossima settimana ci sarà il quinto round sui negoziati. La nostra attitudine è positiva, vogliamo riuscirci», ha ribadito Barnier. Della stessa opinione è il presidente Juncker, che apre agli scenari futuri della post Brexit. «È un buon segno che il dibattito sull’Unione Europea si allarghi. Il nostro futuro è l’Europa, non la Brexit. Per lungo tempo abbiamo rimandato questioni cruciali».

Intanto a Londra si chiede alla premier Theresa May di rivedere la sua squadra, per chiarire chi guiderà i negoziati. Tra questi c’è il presidente del gruppo del Partito Popolare Europeo Mandred Weber, che vorrebbe il licenziamento del ministro degli esteri Boris Johnson.

Dalla prima ministra arriva però un secco no. «Non voglio un governo di yesman», ha dichiarato questa mattina in un’intervista della Bbc, aggirando una domanda sul possibile siluramento di Johnson.

Valerio Toma

Nato a Cagliari nel 1992, dopo la maturità scientifica frequenta il corso di laurea in Lingue e Comunicazione alla Facoltà di Cagliari. Completa il percorso accademico con 110 e lode presentando la tesi “Tanti anchor, altrettanti linguaggi’’: uno studio sui modelli di conduzione dei notiziari italiani. Parla fluentemente l’inglese e il tedesco.