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HomeCronaca Bruno Contrada, l’ex 007 nella guerra di mafia morto a 94 anni

Morto Bruno Contrada
L'ex 007 dei misteri italiani
Si è spento a 94 anni

Fu numero tre del Sisde

negli anni della guerra alla mafia

di Tommaso Di Caprio13 Marzo 2026
13 Marzo 2026
Bruno Contrada

Bruno Contrada, ex poliziotto e agente del Sisde | Foto Ansa

PALERMO – Condannato, assolto e riabilitato, ma destinato a essere eternamente sospettato. È morto all’età di 94 anni Bruno Contrada ex dirigente di polizia e numero tre del Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica (Sisde). 
Da superpoliziotto, prima capo della squadra mobile di Palermo e poi chiamato a dirigere la sezione siciliana di Criminalpol, Contrada ha attraversato gli anni più violenti della guerra alla mafia nel capoluogo siciliano.

Nel corso della sua carriera si è trovato al centro di una vicenda giudiziaria controversa, conclusasi con la revoca della condanna a dieci anni per concorso esterno in associazione mafiosa – dopo aver scontato otto anni di pena – ottenuta con un pronunciamento della Corte europea dei diritti umani. Insieme alla riabilitazione giudiziaria, l’ex poliziotto ha ottenuto anche un risarcimento per i danni morali subiti.

La vicenda giudiziaria

Contrada fu arrestato alla vigilia del Natale 1992. Il suo nome venne più volte associato a presunti rapporti tra apparati dei servizi segreti italiani e ambienti della mafia siciliana durante la stagione delle stragi di Capaci e via d’Amelio. La sentenza fu ribaltata nel 2001 con verdetto di assoluzione.

Ma nel 2006 il rinvio da parte della Cassazione degli atti a Palermo stabilì una nuova condanna a dieci anni, confermata l’anno successivo. Nel 2012 con la fine della pena, l’ex 007 chiese la revisione del processo appellandosi alla Corte di Strasburgo per i diritti umani. Nel febbraio del 2014, i giudici europei accolsero il ricorso condannando due volte l’Italia con una decisione destinata a riaprire il dibattito giudiziario. 

La Cedu rilevò che, alla luce delle sue condizioni di salute, la detenzione in carcere non fosse compatibile accogliendo la richiesta avanzata da Contrada dei domiciliari. Ma a Strasburgo la Corte europea stabilì anche che l’ex funzionario di polizia non avrebbe dovuto essere condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, perché all’epoca dei fatti contestati – tra il 1979 e il 1988 – la configurazione di quel reato non risultava ancora sufficientemente definita e prevedibile.

Il risarcimento e la riabilitazione

Dopo anni trascorsi a difendere quello che ha sempre definito “l’onore di un uomo delle istituzioni”, Contrada avviò una nuova battaglia legale per ottenere il risarcimento per ingiusta detenzione. Nell’ottobre 2017 l’allora capo della Polizia Franco Gabrielli revocò il provvedimento di destituzione, integrandolo nel corpo di appartenenza come pensionato.

Una vittoria poi confermata anche sul fronte civile, quando la prima sezione della Corte d’Appello di Palermo – dopo l’annullamento con rinvio disposto dalla Corte di Cassazione – accolse la sua richiesta di indennizzo per ingiusta detenzione, riducendo però la somma a 285.342 euro. Decisione poi confermata in via definitiva dalla Cassazione nel 2023. 

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