ROMA – Il caso dei file rubati dall’archivio del commercialista e consulente di diversi pm Gian Gaetano Bellavia, contenenti dati sensibili di politici, imprenditori e altre figure di rilievo, finisce in Parlamento. Le indagini sono partite in seguito alla denuncia di Bellavia contro la sua ex collaboratrice Valentina Varisco, accusata di aver estratto, nell’estate del 2024, 910 giga di dati “super sensibili” dall’archivio dello studio del commercialista. Tra le personalità di spicco all’interno dei file emergono Silvio Berlusconi, Matteo Renzi, John Elkann, Manfredi Catella, Massimo D’Alema, Luigi Di Maio, Roberto Formigoni, Geronimo La Russa, Ennio Doris e Flavio Briatore.
È stata Raffaella Paita, capogruppo di Italia Viva al Senato, in un’interrogazione a chiedere al ministro della Giustizia Carlo Nordio se non ritenesse “di adottare iniziative al fine di accertare il rispetto, da parte dello studio di Bellavia, degli obblighi di non conservazione e divulgazione previsti dalla normativa vigente”. Un atto parlamentare mosso dal partito di Matteo Renzi dopo quello che si configura come il quarto caso di dossieraggio ai danni dell’ex presidente del Consiglio, che si è detto “amareggiato per l’ennesima intrusione” nella sua vita.
Anche il centrodestra si scaglia contro il commercialista e solleva dubbi sui possibili conflitti di interesse nelle sue attività coi pm. Diversi esponenti della maggioranza si domandano “come sia possibile che Bellavia, detentore di milioni di file sensibili, oltre alla sua attività privata di commercialista sia consulente, allo stesso tempo, di una miriade di Procure e da anni sia consultato da una trasmissione Rai – Report – come esperto delle inchieste trattate”.
La denuncia di Bellavia all’ex collaboratrice sembra dunque figurarsi come un insidioso effetto boomerang. È stato proprio a partire dalle indagini su Valentina Varisco, infatti, che si è innescata l’inchiesta per accesso abusivo a sistema informatico ai danni di Gian Gaetano Bellavia.


