Processo Stefano Cucchinell'aula bunker di Rebibbiarequisitoria del pm Musarò

"È stato un processo kafkiano" Lainà: "Si sono divertiti a picchiarlo"

È cominciata nell’aula bunker di Rebibbia la requisitoria del pm Giovanni Musarò per il processo sulla morte di Stefano Cucchi, dove sono imputati tre carabinieri per omicidio preterintenzionale. In aula è presente anche il procuratore di Roma facente funzioni, Michele Prestipino.

“È stato un processo kafkiano per l’individuazione dei responsabili del pestaggio: non è nella fisiologia di un processo che gli imputati siedano sul banco dei testimoni ed i testimoni al posto degli imputati”. Lo ha detto nella sua requisitoria il pm Musarò, che ha aggiunto: “Non possiamo fare finta che non sia successo niente, di non sapere e di non capire che quel processo kafkiano è stato frutto di un depistaggio”.

“Si sono divertiti a picchiarlo”, queste le parole del detenuto Luigi Lainà, testimone nel processo, ricordate dal pm. L’uomo aveva incontrato Cucchi nella notte tra il 16 e il 17 ottobre del 2009 nel centro clinico di Regina Coeli, che gli aveva detto di “essere stato picchiato da due carabinieri in borghese della prima stazione da cui è passato” ma di aver riferito che le ferite erano “causa di una caduta”.

Secondo Musarò poi “Stefano Cucchi lascia una sorta di testamento al detenuto Luigi Lainà. Sa di essere passato tra le mani di quasi 20 carabinieri e dà a lui un’indicazione precisa: a pestarlo sono stati due carabinieri della prima Stazione dalla quale era passato. Stefano Cucchi ha parlato con la voce di Lainà”. Secondo il pm Lo Lainà è “il primo elemento di novità di questo processo”. “Lui dice di sapere cosa era successo a Stefano Cucchi. Dice che la sera in cui lo vide, la prima cosa che gli saltò agli occhi fu il suo aspetto fisico (“era tutto acciaccato di brutto”) e gli chiese ‘chi ti ha ridotto così?’, ma lui non rispose”. La mattina dopo, infine, “Lainà vide Cucchi seduto in maniera non corretta, stava in condizioni pietose, non riusciva a mangiare, a bere, a parlare; era rimasto impressionato dai segni che aveva sulla schiena perché – conclude Musarò – gli aveva fatto alzare la maglietta. E per come stava non riusciva a parlare bene”.

Federica Pozzi

Federica Pozzi, nata a Roma il 12 febbraio 1994. Diplomata al liceo classico e laureata all’Università degli studi di Roma “La Sapienza” in Lettere moderne (laurea triennale) e in Editoria e scrittura (laurea specialistica). Appassionata di giornalismo, soprattutto di politica interna, esteri e calcio.