Il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida al Forum Internazionale dell'agricoltura organizzato dalla Coldiretti, Roma | Foto Ansa

Il ministro Lollobrigidasul caso Frecciarossa"Non mi dimetto"

Le opposizioni chiedono in aula informativa urgente del governo

ROMA – “Non mi dimetto. Non fuggo al confronto, ma sono convinto di aver agito nella legalità e nell’interesse dello Stato, per rappresentarlo a Caivano“. Questa la difesa del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, a margine del Forum Coldiretti a Roma, sul caso Frecciarossa 9519, il treno fatto fermare il 21 novembre a Ciampino per permettergli di raggiungere in tempo Caivano a bordo di un’auto blu. Lì il ministro ha assistito all’inaugurazione di un parco urbano attrezzato, da lui definito “il cuore della rinascita”, simbolo del riscatto di Caivano, dove lo scorso settembre due cuginette di 12 e 10 anni hanno denunciato di essere state violentate da un gruppo di adolescenti.

 

Opposizioni chiedono informativa urgente del governo

La storia del Frecciarossa Torino-Salerno ha scatenato le reazioni delle opposizioni. Sui suoi profili social il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha dichiarato: “I ministri non possono fermare i treni di tutti i cittadini. Chiederemo in Aula le dimissioni di Lollobrigida”. Nella serata di ieri il ministro ha spiegato però che la fermata straordinaria era disponibile per tutti i passeggeri e non solo per lui. Giustificazioni insoddisfacenti per le opposizioni, che in apertura di seduta alla Camera, il 22 novembre, hanno chiesto un’informativa urgente del governo, in particolare del ministro dei Trasporti Matteo Salvini, che al momento ha scelto la via del silenzio.

 

La procedura straordinaria per far scendere Lollobrigida

Un guasto sulla linea dell’alta velocità ha fermato il Frecciarossa su cui viaggiava il ministro appena dopo Roma Termini, la stazione dove Lollobrigida è salito intorno alle 12 lo scorso martedì, direzione Caivano. Il ministro e il suo staff concordano nel trovare una soluzione: prendere l’auto di servizio. Secondo Repubblica qualcuno dal treno ha chiamato la segreteria dell’amministratore delegato di Trenitalia, Luigi Corradi, chiedendo di intervenire. A quel punto il capotreno, “chiamato dalla centrale”, ha avviato la procedura per la fermata straordinaria, che in teoria sarebbe consentita solo per motivi di ordine pubblico o per gravi motivi di salute dei passeggeri. In sua difesa Trenitalia, azienda pubblica partecipata, ha spiegato che la possibilità di scendere è stata data a tutti, senza alcun impatto sulla circolazione o i viaggiatori.

Niccolò Maurelli

Laureato in scienze politiche e relazioni internazionali, grande appassionato di calcio e Formula 1. Cultura e sport sono gli ambiti che preferisco: quando sarò giornalista professionista, mi piacerebbe seguire i più grandi eventi sportivi internazionali.