Svolta nel caso RegeniIndagati gli 007 egizianiMa manca prova regina

I sei agenti sono stati individuati da una telecamera della metro del Cairo

La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati cinque tra agenti dei servizi segreti civili egiziani e polizia locale, sospettati di essere responsabili del sequestro, della tortura e dell’omicidio di Giulio Regeni. Una svolta importante, fortemente voluta dal Procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone, e annunciata ieri dal Pm Sergio Colaiocco, in occasione del decimo vertice tenuto al Cairo con i magistrati egiziani.

I cinque indagati sono stati individuati all’interno di una videocamera della linea 2 della metropolitana della capitale egiziana. In particolare è stata esaminata la fascia oraria che va dalle 19 alle 21 del 25 gennaio 2016, uno spazio di tempo pari al 5% delle registrazioni potenzialmente utili ai fini dell’inchiesta. Sfortunatamente, all’interno delle registrazioni prese in esame, sono presenti, guarda caso, dei “buchi” che gli egiziani attribuiscono ad una “sovrascrittura” che impedisce la visione di certi elementi.

La parte egiziana dell’inchiesta giudiziaria, ha ritenuto impossibile prendere provvedimenti contro gli 007 coinvolti, dato che il sistema giudiziario egiziano non prevede la figura dell’indagato, e non contempla il fermo o l’arresto di un sospettato in assenza di una prova regina. Lo sbilanciamento tra le due anime dell’inchiesta, quella italiana e quella africana, rappresenta un ulteriore freno a un caso che si è più volte impantanato a causa di ripetuti depistaggi portati avanti dalle autorità egiziane, come nel caso di una sparatoria avvenuta al Cairo il 24 marzo 2016, durante la quale alcuni ufficiali della National Security uccisero cinque membri di un gruppo criminale. Successivamente furono ritrovati i documenti di Regeni nella casa della sorella del capo banda.