Un soldato ucraino a Bakhmut / Foto Ansa

Dura battaglia a BakhmutXi Jinping potrebbe vederePutin e Zelensky

Lunedì Lukashenko a Teheran Analisi Sipri: "Armi in Ue raddoppiate"

KIEV – Continuano i combattimenti a Bakhmut, dove le forze ucraine controllano la parte occidentale della città martoriata e quasi deserta, mentre il gruppo russo Wagner dilaga nella maggior parte della zona est. Secondo l’americano Institute for Study of War (Isw) il Ministero della Difesa russo sta mandando a morire a Bakhmut i mercenari Wagner, nel tentativo di indebolire il suo capostipite Yevgeny Prigozhin e far deragliare le sue ambizioni per una maggiore influenza sul Cremlino. Per l’Isw Prigozhin ha sopravvalutato la fiducia di Putin nelle sue forze paramilitari. Il motivo cardine sono state le aspirazioni politico-militari del leader di Wagner che hanno preoccupato il presidente russo, il quale ha visto come una minaccia l’aggressiva autopromozione di Prigozhin a spese di altri come il ministro Shoigu e il capo di Stato maggiore Gerasimov.

L’analisi dell’Isw

Sempre secondo l’Isw “il Cremlino ha perso il controllo serrato sullo spazio informativo russo”, con il presidente “apparentemente al momento non in grado di riprendere in mano la situazione”. Per questo il presidente Putin è alla ricerca di capi espiatori dopo i fallimenti della Russia nella guerra in Ucraina. Putin infatti sta usando le pesanti perdite del Gruppo Wagner, oltre alle notizie sul basso morale delle truppe e sui crimini di guerra, per distrarre il pubblico da problemi forse maggiori nell’esercito del Paese. 

Il fallimento della campagna invernale

A proposito di fallimenti, secondo l’ex ministro della Difesa dell’autoproclamata Repubblica del Donetsk Igor Girki i russi hanno fallito la campagna invernale in Ucraina, ottenendo solo il successo dal punto di vista tattico e si è detto sicuro che la controffensiva delle forze ucraine a Bakhmut non avverrà. Sempre secondo Girkin, inoltre, a Bakhmut l’avanzamento delle unità Wagner è insignificante.

La posizione degli alleati

Intanto, secondo quanto riporta il quotidiano inglese The Guardian, l’asse Russia-Cina è sempre più solido. Alcune fonti hanno riferito che il presidente cinese Xi Jinping, rieletto per la terza volta nei giorni scorsi, ha in programma di visitare Mosca la prossima settimana ma secondo il quotidiano italiano La Repubblica il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov non ha confermato la visita, aggiungendo che al momento non ha nulla da dire su questo argomento. Xi, inoltre, potrebbe vedere anche Zelensky dopo l’incontro con Putin. Sul fronte alleati il leader bielorusso Alexander Lukashenko, storico amico di Putin, si è recato oggi, lunedì 13 marzo, a Theran, per incontrare il presidente dell’Iran Ebrahim Raisi e la Guida suprema Ali Khamenei, per discutere su alcuni progetti che riguardano i settori dell’industria, dell’agricoltura, dei trasporti e della logistica. Mentre sempre a proposito di incontri, il presidente russo “non esclude” di partecipare al vertice del G20 a New Delhi in settembre, “ma la decisione non è stata ancora presa”, ha detto Peskov.

Il rapporto del Sipri

Lunedì 13 marzo, l’Istituto internazionale per le Ricerche sulla Pace di Stoccolma (Sipri) ha pubblicato un report in cui si sottolinea che le importazioni di armi in Europa sono quasi raddoppiate nel 2022, soprattutto a causa delle massicce forniture all’Ucraina diventata la terza destinazione mondiale. Un’impennata “significativa” provocata dall’invasione russa in Ucraina “che non ha ancora mostrato la sua piena potenza e che condurrà verosimilmente a nuovi importanti aumenti”, ha detto all’Afp Pieter Wezeman.