Protesta dei benzinai Patuanelli convocarappresentanti di categoria

L'esperto: "In caso di sciopero interverrebbe l'autorità di garanzia"

Fa discutere la minaccia di sciopero dei benzinai in seguito alla emergenza Coronavirus. Per oggi il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli ha convocato una conference call con i presidenti di associazione di categoria per poter risolvere la situazione. E in una nota congiunta i sindacati Faib, Fegica Figisc/Anisa avvertono che nessuno sciopero è stato ufficialmente proclamato. La tensione resta alta. Per i sindacati i benzinai “non sono né martiri, né angeli custodi, ma nessuno può pensare di continuare a trattarli da martiri o da schiavi”. Rivendicano sostegni di natura economica e attrezzature sanitarie.

Sull’argomento Lumsanews ha intervistato Gian Marco Lettieri, esperto di diritto del lavoro, per fare chiarezza sui motivi della protesta.

 

I benzinai scioperano. Perché?

“Nel loro comunicato non fanno mai riferimento alla parola ‘sciopero’, né tantomeno al termine ‘serrata’. Scrivono solo che chiuderanno perché, a causa del Coronavirus e delle misure prese dal governo, c’è stato un calo delle commesse, quindi degli introiti, dell’85%. Si tratta di una somma pari a 1000-1500 euro al giorno. Tutto questo, sostengono sempre nella lettera, senza ricevere agevolazioni”.

Perché non hanno chiamato la loro protesta sciopero?

“Perché ci sono degli iter particolari che devono essere compiuti in caso di sciopero. I gestori dei carburanti, specie in un momento come quello che stiamo vivendo ora, sono parte integrante della catena alimentare. Senza la benzina, fornita da loro, non si riuscirebbero a garantire ai cittadini i servizi essenziali, come appunto quelli alimentari: chi trasporta cibo lo fa anche grazie a quella benzina. Quindi, se loro dovessero “scioperare”, entrerebbe in gioco la Commissione per lo sciopero dei servizi pubblici essenziali”.

Nel decreto Cura Italia vengono tutelati tutti i lavoratori. I benzinai non rientrano in nessuna categoria?

“Anche per loro è prevista la Cassa integrazione in deroga, un ammortizzatore sociale che, nel decreto del presidente del Consiglio, ha ampliato di molto la platea dei fruitori, estendendola a quasi tutti i lavoratori, tra cui, appunto, i gestori dei carburanti».

E allora perché la protesta e quindi questa annunciata chiusura?

“Ciò che vogliono, in concreto, i sindacati di categoria e quindi i benzinai è fare leva sul governo e lo fanno attraverso l’annuncio della chiusura prima dei distributori, con interruzioni del pubblico servizio schedulate. Non è detto, però, che se le parti in causa non dovessero arrivare a un accordo non potrebbero arrivare a una chiusura prolungata nel tempo”.

Lamentano anche la mancanza di mascherine e guanti

“Vero. È tra le loro rivendicazioni anche la mancanza di attrezzature sanitarie, ma essendo dei soggetti privati dovrebbero procurarsi da sé mascherine e guanti per salvaguardare la propria salute. Diciamo che questo è più un annuncio propagandistico”.

Oltre mille euro in meno di introiti al giorno sono tanti, però. La loro protesta è condivisibile?

“Stiamo vivendo tutti una situazione emergenziale. Il settore dei benzinai non è certamente quello più colpito. Pensiamo, ad esempio, al turismo: loro sono quasi in ginocchio. I benzinai perseguono gli interessi di categoria, cercando di massimizzarli”.

Mariacristina Ponti

Mariacristina Ponti nasce in Sardegna nel lontano 1992, dopo un diploma al liceo scientifico, decide di conoscere il mondo e di trasferirsi a Padova e, successivamente, a Roma. Le sue passioni sono la politica, il calcio, i nuotatori e la musica indie, ma solo quella vera. E Guccini, ovviamente.