La moda italianatornerà ai livelli pre-crisisolo nel 2023

Cresce l'occupazione nel settore Ma ancora poche le donne nelle aziende

Il settore della moda italiana quest’anno crescerà del 10%. Ma solo nel 2023 si raggiungerà il livello pre-crisi. È quanto stimato dal report sul “Sistema Moda” dell’Area studi di Mediobanca, presentato in occasione della terza edizione dell’ Annual Fashion Talk. L’analisi aggrega i dati finanziari di 80 multinazionali del fashion, che nel 2019 hanno fatturato più di 1 miliardo di euro, e delle 177 maggiori Aziende Moda Italia, che presentano un ricavo sopra i 100 milioni. 

Secondo Mediobanca, le aziende italiane hanno subito una riduzione del giro d’affari del -23%. Facendo un passo indietro, nel 2019 è stato registrato un fatturato totale del settore di 71,1 miliardi (+20,8% sul 2015), con una crescita media annua delle vendite nel 2015-2019 del 4,8%. Aumenta anche il peso del comparto sul Pil nazionale (1,2%, contro l’1% del 2015). 

L’abbigliamento è il settore che da solo determina il 42,9% dei ricavi aggregati. A seguire la pelletteria (26,1%). Quanto alla crescita media annua delle vendite nel 2015-2019 si distingue invece la gioielleria (+10,3%) seguita dal comparto pelli, cuoio e calzature (+7,8%).

Cresce anche l’occupazione, con più di 43.700 nuovi addetti (+16,9% sul 2015), per una forza lavoro totale di 303.000 unità a fine 2019. Rilevante anche la presenza di gruppi stranieri nella moda italiana: 71 delle 177 aziende hanno una proprietà straniera e controllano il 37,2% del fatturato aggregato. 

Secondo il report, a livello mondiale, nei primi nove mesi del 2020 c’è stato un calo dei ricavi del -23% per i maggiori player fashion. Il mercato europeo è stato il più penalizzato dal blocco dei flussi turistici. Ma nell’ultimo trimestre dell’anno c’è stato un rimbalzo del fatturato del +17%.  

Digitalizzazione e sostenibilità, secondo Mediobanca, saranno alla base della ripresa dell’industria. Per ora i gruppi statunitensi risultano più “green” di quelli europei. Ma dall’analisi dei bilanci di sostenibilità emerge un segnale inequivocabile dell’eccellenza della filiera italiana: in media oltre un quarto dei fornitori dei gruppi europei della moda ha sede in Italia, con picchi di oltre l’80% nella fascia alta del mercato.

Un altro tema affrontato è quello della presenza femminile in azienda che cala all’aumentare del livello di responsabilità. Nei Cda dei gruppi italiani, la quota di donne si ferma al 21,3%.

 

Paola Palazzo

Laureata in Culture della moda nella Facoltà di lettere e beni culturali all'Università di Bologna. Frequento il Master di 1° livello in Giornalismo alla LUMSA di Roma.