NEWS ANSA

Sito aggiornato alle 14:10 del 9 febbraio 2026

HomePolitica Ddl stupri, il magistrato De Gioia: “La parola consenso garantisce più tutele”

"Il termine 'consenso'
garantisce più tutele
per le vittime di violenza"

Il magistrato De Gioia a Lumsanews

“Il testo riformulato non cambia nulla”

di Sofia Landi08 Febbraio 2026
08 Febbraio 2026
manifestazione contro la violenza sulle donne, Roma

Manifestazione ’Non Una di Meno’ contro la violenza sulle donne. 23 novembre 2024, Roma | Foto Ansa/FABIO CIMAGLIA

Valerio De Gioia, consigliere della prima sezione penale della Corte di appello di Roma e consulente della Commissione di inchiesta sul femminicidio 

Nel novembre 2025 la Camera ha approvato all’unanimità il disegno di legge sulla riforma del reato di violenza sessuale che introduceva il concetto di “consenso libero e attuale” come fondamento della legge contro lo strupro. Un testo frutto dell’accordo bipartisan tra la premier Giorgia Meloni e la segretaria dem Elly Schlein. Approdato in Commissione Giustizia al Senato, il ddl è stato riformulato e successivamente approvato sulla base delle modifiche della senatrice leghista Giulia Bongiorno, che ha sostituito il principio del consenso con quello del dissenso. Valerio De Gioia, consigliere della prima sezione penale della Corte di appello di Roma e consulente della Commissione di inchiesta sul femminicidio, spiega a Lumsanews cosa cambierebbe se la proposta diventasse legge.

Dottor De Gioia, lo scorso 27 gennaio, la Commissione Giustizia ha approvato un disegno di legge riformulato dalla senatrice Giulia Bongiorno che elimina il riferimento al consenso e mette al centro il dissenso della vittima. 

“È una rielaborazione che rende punibile ogni atto sessuale compiuto contro la volontà espressa della vittima ed è in linea con il modello dissensuale di violenza sessuale, basato sul mancato rispetto del dissenso manifestato”. 

E questo che impatto avrebbe a livello processuale?

“In pratica cambierebbe poco: sarà sempre l’accusa a dover dimostrare che il rapporto è avvenuto contro la volontà della vittima, valutando le sue dichiarazioni”.

Il 19 novembre 2025, alla Camera era stato approvato un nuovo disegno di legge sullo stupro che introduceva il principio del “consenso libero e attuale”.

“Consenso libero e attuale vuole dire che la persona, in piena libertà, deve esplicitamente acconsentire, per tutto il rapporto, all’atto sessuale. Il consenso, infatti, non può essere dedotto da comportamenti passivi della vittima (come il blocco emotivo) e non si può basare sul fatto che in passato la vittima abbia acconsentito a rapporti sessuali”.

Quando il testo è passato al Senato, lei è stato ascoltato come consulente in Commissione Giustizia. 

“Io ho suggerito di modificare l’espressione senza il consenso libero e attuale con la formula senza un consenso riconoscibile. In poche parole: il consenso deve essere chiaro e percepibile in modo oggettivo e anche chi agisce in buona fede deve poter capire se la persona ha acconsentito o no. Questo tutelerebbe sia la vittima dei reati sessuali, sia chi, in buona fede, pensava che ci fosse consenso”. 

Perché ha proposto questa modifica?

“Perché la legge attuale già indica le situazioni in cui il consenso della vittima non vale, e nel nostro ordinamento esiste la regola generale per cui il consenso può essere sempre revocato”.

Secondo lei bisognerebbe puntare sul consenso o sul dissenso per tutelare maggiormente le vittime?

“Sicuramente parlare di consenso garantisce una maggiore tutela, perché evita che il silenzio della vittima venga interpretato come un assenso. Il reale problema sarebbe sorto se il modello adottato dal nuovo testo fosse stato un dissensuale puro”.

Ci spieghi meglio.

“Se il disegno di legge non avesse chiarito bene alcuni aspetti avremmo rischiato di fare un passo indietro, lasciando senza tutela molte reazioni comuni come il silenzio, la paralisi o il cosiddetto freezing (il congelamento della vittima dovuto alla paura). Il testo necessita di correttivi chiari, come specificare, ad esempio, che anche il silenzio può esprimere dissenso. La riformulazione della senatrice Bongiorno fa queste precisazioni”.

Parliamo del reato di violenza sessuale. Quand’è che in Italia entra in vigore la legge contro lo stupro?

“Il reato è riconosciuto dall’articolo 609 bis del Codice penale ed è stato introdotto nel 1996 dalla legge 66. Si tratta di una norma che ha segnato una svolta epocale in Italia. Nei precedenti codici penali, infatti, i reati sessuali erano distinti in violenza carnale e atti di libidine violenti: entrambi considerati come delitti contro la moralità pubblica e il buon costume. La legge del 1996 elimina la distinzione tra le due fattispecie e trasforma il reato in delitto contro la persona e la libertà individuale”. 

Che cosa stabilisce l’articolo 609 bis del Codice penale?

“La norma punisce con la reclusione da sei a 12 anni chi costringe o induce qualcun altro a compiere o subire atti sessuali attraverso minacce, violenze, abuso di autorità, o approfittando dell’inferiorità fisica e/o psichica dell’altra persona”.

Ti potrebbe interessare