Australia, Djokovic libero ma il fratello denuncia"Lo vogliono arrestare"

Il governo smentisce: "Tutto falso" domani si decide sull'espulsione

Il tennista Novak Djokovic torna in libertà ma è ancora giallo su quello che potrebbe accadere. Il fratello dell’atleta, Djordje, parla di un nuovo arresto, con la stampa serba che riferisce di un blitz della polizia nell’aula di tribunale dove il campione si trovava con i suoi legali. Il governo federale di Melbourne però smentisce: il tennista non è stato privato della libertà personale. Novak Djokovic potrà quindi lasciare il Park Hotel dove era confinato da giovedì e iniziare a Melbourne la preparazione per gli Australian Open.

Malgrado il campione non abbia fornito un certificato medico per esentarsi dalla vaccinazione, il giudice Kelly ha definito irragionevole la decisione del governo di non concedergli il visto di ingresso in Australia, ordinando la riconsegna del passaporto. Non solo: ha condannato le autorità a pagare le spese legali. Un 15:0 per il campione serbo che rischia però di essere ribaltato domani. Il ministro dell’immigrazione australiano Alex Hawke potrebbe decide di espellere Djokovic a prescindere dalla sentenza della Corte federale australiana. Secondo il Migration Act in teoria ci sono quattro ore per decidere, ma Hawke si è preso fino a domani per valutare se adottare il provvedimento.

Nei giorni scorsi c’erano stati scontri e polemiche sulla decisione di bloccare il campione serbo. Fuori dal Park Hotel no vax, nazionalisti serbi e sostenitori dei diritti dei migranti hanno dato vita a manifestazioni e proteste, due persone sono state arrestate mentre tentavano di forzare il cordone di polizia. L’albergo viene infatti utilizzato come centro di reclusione per individui in posizione irregolare con le leggi sull’immigrazione e alcuni ospiti hanno denunciato la presenza di cibo ammuffito e scarse condizioni igieniche. D’altronde il primo ministro australiano Scott Morrison aveva ribadito che “non ci sarebbero state regole speciali per un campione soprattutto in un tempo di pandemia che richiede la massima attenzione”.

Andrea Persili

Classe 1990, laurea in Giurisprudenza e tante passioni: dalla politica alla letteratura, dalla storia alla filosofia. Ho fatto da relatore in seminari sul diritto di cittadinanza. Ho scritto di caporalato e mobbing. Ed alla fine ho scoperto che il giornalismo è la mia vera passione: la curiosità di indagare in territori inesplorati e di dare voce a chi non può farlo.