"È doveroso un aiutoai rifugiati afghanirimasti nella regione"

Della Vedova,sottosegretario agli Esteri "Lavoriamo per la difesa dei diritti"

Benedetto Della Vedova è sottosegretario di Stato per gli Affari esteri e la Cooperazione internazionale. A Lumsanews descrive gli aspetti fondamentali della crisi afghana e sulle strategie che Italia ed Europa dovranno adottare per aiutare i profughi che si trovano nei Paesi limitrofi.

Si prevede una nuova crisi migratoria in Europa dopo il ritiro dall’Afghanistan simile a quella a cui abbiamo assistito nel 2015?

“Fare una previsione di questo tipo è complicato, si può dire che al momento non si profila un aumento immediato dei flussi di profughi dall’Afghanistan. Fermo restando che in questi anni, comunque, arrivavano molte persone dal Paese. È invece facilmente prevedibile che ci siano degli sfollati interni, persone che si muovono da una parte all’altra, che scappano da un’area all’altra del Paese, questo è uno dei punti più immediati di attenzione. O che aumenti il flusso di rifugiati esterni all’Afghanistan nei Paesi vicini, come Pakistan e Iran. Il Pakistan, grosso modo, ospita già 3 milioni e mezzo di afghani e l’Iran un milione.” 

Ci sono state dichiarazioni di vari leader europei, secondo lei l’Unione agirà in maniera unita, o gli interessi dei singoli Paesi ne limiteranno l’azione?

“Io posso dire che ho trovato sbagliato, e anche un po’ deprimente, che nel cuore della crisi afghana l’unica preoccupazione dei leader europei apparisse quella di dire no ai rifugiati eventuali, come se quello fosse l’unico elemento di attenzione da parte dell’Unione europea rispetto a una crisi che ha messo in discussione equilibri geopolitici, geo strategici, ha fatto emergere la necessità di un rafforzamento politico e militare dell’Unione europea, per portare avanti l’alleanza con gli Stati Uniti. E invece è sembrato che l’unica preoccupazione di alcuni leader fosse quella.” 

L’Unione europea, in relazione ai Paesi limitrofi, come si sta muovendo? 

“Un aiuto umanitario per gli afghani che restano in Afghanistan, per gli sfollati all’interno del Paese, e per i rifugiati che si fermano nella regione, fuori dall’Afghanistan, è doveroso, a prescindere dalla paura che arrivino qui, dobbiamo consentire a queste persone, che spesso lasciano il Paese ma che rimangano nella regione con la speranza di poterci tornare, di avere una condizione dignitosa connessa ai servizi basilari di salute, igiene e di istruzione. Su questo va fatto uno sforzo che mi spiace venga legato alla paura di tenerli lontani.” 

L’aiuto sarà di tipo umanitario o anche finanziario?

“La Commissione europea ha delle strutture per gli aiuti umanitari, ci sono le agenzie, come l’Unhcr. Credo che queste siano le organizzazioni da sostenere anche finanziariamente per questo tipo di iniziative.”

Il sistema dei corridoi umanitari verrà attivato? Come funzionerà?

“È un titolo dentro cui possono stare diverse iniziative. Essendo una modalità sicura di trasferire persone da un punto all’altro, implica la condivisione del progetto con chi controlla sia il punto di partenza che il punto d’arrivo. In Afghanistan implica che l’obiettivo di aprire i corridoi umanitari sia condiviso da chi ha il potere, da chi controlla il territorio, ovvero i talebani. I corridoi umanitari possono anche essere attivati fuori dal Paesi, nei posti dove vanno i rifugiati. Vedremo, di giorno in giorno, occorre monitorare quello che accade, ed essere pronti anche a questa modalità, che è la più sicura.”

Nella prima fase dopo la presa del controllo dei talebani, ci sono state diverse evacuazioni, ma ci sono ancora persone da evacuare, e se sì l’Italia come si sta muovendo?

“Lo sforzo straordinario ed efficace è stato fatto ha portato quasi 5.000 persone afghane. Stiamo cercando di continuare in modo diverso ad aiutare altre persone a rischio, a lasciare il Paese e ad arrivare in altri paesi più sicuri. La nostra attenzione non viene meno, si lavora con altre modalità.”

Il ruolo dell’Italia nella gestione anche dell’emergenza umanitaria si allinea all’attività dell’Ue per i Paesi limitrofi?

“Noi abbiamo iniziative più sul livello politico multilaterale per evitare che venga meno l’attenzione e il monitoraggio della situazione dei diritti umani nel Paese. Io sono stato a Ginevra, al Consiglio dei diritti umani, e sono intervenuto a nome di 50 Paesi che chiedono, con una joint statement, l’istituzione di un meccanismo di monitoraggio sul terreno dei diritti umani. Sul piano umanitario, credo che la scelta migliore sia coordinarsi con le grandi istituzioni a livello europeo e internazionale per garantire aiuti umanitari, e questo credo che debba essere l’obiettivo principale”.

Verso quali Paesi verranno estesi questi aiuti? Si parla di Pakistan e Iran in particolare?

“Seguire le scelte che vengono fatte dalle organizzazioni internazionali come l’Unhcr, ma non solo, significa arrivare dove più c’è bisogno, e questo deve essere l’obiettivo, prima che intervenire con gli altri Stati. La questione principale, almeno nell’immediato, sia dare strumenti a chi sa fare questo mestiere.”

Luca Sebastiani

Mi chiamo Luca Sebastiani e sono laureato (triennale e magistrale) in Storia, ho poi frequentato un Master in Geopolitica e Sicurezza Globale. Un occhio di riguardo verso gli Esteri.