Piazza Affari riprende quotaraggiunti i livelli pre-2008nonostante il coronavirus

Ftse a 25mila punti, il doppio del 2012 ma l'economia ancora non è in ripresa

Ventiquattromila e ottocentotrenta punti. Il record degli ultimi dodici anni. Si brinda a Piazza Affari: ieri l’indice Ftse Mib della Borsa di Milano – nonostante le incertezze dovute all’epidemia di coronavirus – ha raggiunto un’indicizzazione mai toccata dopo la crisi economica di inizio millennio.

Era il 3 ottobre 2008, quando le contrattazioni superarono quota 25mila. Poi il crack di Lehman Brothers, il contagio in Europa, la crisi finanziaria della Grecia e quella dello spread in Italia: una continua fuga di capitali dal listino milanese, che ha toccato l’apice più basso nel giugno del 2012 con poco più di 12mila punti. Da allora la risalita, con dei primi picchi sia a inizio 2015 che del 2018 (in cui l’indice era stabilmente tra i 23 e i 24mila punti). Poi un nuovo calo sotto quota 20mila, prima del nuovo trend positivo, incominciato nei primi mesi del 2019. Trend che ha toccato il suo apice proprio ieri.

La frenata dell’economia dovuta al diffondersi del coronavirus non sta incidendo molto. Il settore bancario e petrolifero contrattati a Milano in questi giorni hanno entrambi il segno più (Ubi Banca la migliore, con + 4,72%). In calo soltanto i marchi del lusso con la frenata di Moncler e Ferragamo (-2,72 e -2,39).

Per il momento quindi il contagio del virus non sembra aver colpito la borsa meneghina, che può celebrare il ritorno ai livelli pre-crisi. Ma se la finanza ride, l’economia ancora piange. L’Italia infatti ancora non si è ripresa dalla grande crisi iniziata dodici anni fa: il Pil oggi è sotto i 1.900 miliardi, più basso di 400 miliardi rispetto al 2008. Così come il rapporto con il debito pubblico, passato dal 116 al 134%. Anche il tasso di disoccupazione è più alto, di quasi cinque punti (da 6,8 a quasi il 12%). E le prospettive di tutti gli indicatori economici non sembrano migliorare nel 2020. A Piazza Affari però si brinda ai nuovi record.

Federico Marconi

Roma, 1993. Dopo la maturità scientifica abbandona i numeri per passare alle lettere: prima di approdare alla Lumsa studia storia contemporanea a La Sapienza e giornalismo alla Fondazione Basso. Ha prodotto un web-doc per ilfattoquotidiano.it e collabora con L’Espresso