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HomeCronaca Gender gap, in Italia ancora 123 anni per raggiungere la parità

Global Gender Gap
Altri 123 anni per la parità
Italia all'11° posto nel G20

Il rapporto dell'osservatorio Svimez

Divari nei salari e nella politica

di Iris Venuto18 Marzo 2026
18 Marzo 2026
Lavoratrice | Foto Ansa

ROMA – La parità di genere resta ancora un traguardo lontano. A livello globale servirà più di un secolo per raggiungerla. Un processo che procede a rilento anche nel nostro Paese, soprattutto nel Mezzogiorno, dove il divario appare ancora più evidente nel mercato del lavoro, tra occupazione femminile stagnante, part-time involontario e salari troppo bassi. È il quadro che emerge dall’Osservatorio “Rita Levi-Montalcini Svimez – W20”, secondo cui, nonostante le donne siano mediamente più istruite nei Paesi del G20, faticano a inserirsi nei settori più avanzati.

Secondo le elaborazioni dei dati WEF, nel 2025 il Global Gender Gap risulta ancora scoperto per il 31,2%, con una lieve crescita di appena lo 0,3% rispetto all’anno precedente. A questo ritmo, dunque, saranno necessari ancora 123 anni per raggiungere la piena parità. I settori più critici restano la partecipazione economica, ferma al 61%, e il potere politico, che si attesta appena al 22,9%. A livello globale, l’Italia scende all’85° posto, mentre tra i Paesi del G20 si colloca all’11°. Le disparità più evidenti si concentrano nel Mezzogiorno, dove i tassi di inattività femminile superano quelli di occupazione.

Part-time involontario e divario salariale

Resta elevato anche il livello del part-time involontario, che nel Sud arriva a coinvolgere il 63,6% delle lavoratrici. In media, sull’intero territorio nazionale, una lavoratrice su due sarebbe disposta a lavorare a tempo pieno.

Come evidenziato nell’indagine Svimez-W20, in tutte le aree del Paese si registra un divario salariale tra uomini e donne. Nei contratti a termine il gap passa dal -16% del Nord al -20% del Sud, mentre in quelli a tempo indeterminato resta stabile intorno al -28%.

Imprese femminili: solo il 22,2%

Il quadro non migliora per l’imprenditorialità: secondo la World Bank Enterprise Survey, nonostante una crescita negli ultimi anni, solo il 22,2% delle imprese italiane è a maggioranza femminile e si concentrano prevalentemente nel Mezzogiorno. Si registra tuttavia una crescita nei settori ICT e nelle professioni tecniche.

Formazione e politica

Per quanto riguarda l’istruzione, nei Paesi del G20 il 45,5% delle donne tra i 25 e i 34 anni è laureato, contro il 37,7% degli uomini; in Italia, però, la quota femminile scende al 38,5%.

Il divario di genere non si ferma sul posto di lavoro e sui banchi di scuola, ma raggiunge anche il mondo della politica. Nel 2024 solo il 19% delle donne si informa quotidianamente, contro il 27,6% degli uomini. Anche nella partecipazione attiva il gap resta notevole: le donne costituiscono il 32% degli eletti in Parlamento, una quota che colloca l’Italia all’ottavo posto tra i Paesi del G20.

Anche nei consigli regionali la quota di presenza femminile non supera il 42% registrato in Umbria. Si abbassa sensibilmente al Sud, fino a raggiungere il picco minimo del 9% in Valle d’Aosta.

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