Grillo alle prese con le prime critiche: “Beppe, rifletti”. E nel Pd i big processano Bersani

È ora di fare i conti con le prime proteste dei militanti del Movimento 5 Stelle per Beppe Grillo. Dopo che ieri l’ex comico ha scartato l’ipotesi di votare la fiducia a un governo guidato dal leader del Partito Democratico Pierluigi Bersani, rendendo concreta l’ipotesi di un Parlamento senza maggioranza, sul blog del movimento sono apparsi i primi commenti che invitano Grillo a riflettere sulla situazione di forte instabilità politica uscita dalle urne. Scrive un utente: “Cosa ci impedisce di votargli la fiducia (su un programma limitato che ci sta bene ovviamente) e in seguito di poter condizionare ogni altra legge?”.

Un altro elettore è quasi risentito: “Caro Beppe, mi ero illuso di aver votato un partito in cui io potevo dire la mia, invece dopo sole poche ore mi accorgo di essere stato solo un numero”. “Se non si vota la fiducia al governo saremo accusati di instabilità, i mercati si alzeranno e verrà data la colpa al movimento”, avverte un altro. Come questi, tanti i post sul sito web del movimento che invitano il leader a una valutazione più attenta della situazione.

Raccolta firme per aprire al Pd. Ma in queste ore, dal web piombano sul M5S altre forme di pressione. Su change.org è partita la raccolta di firme (per ora ne sono state raccolte più di 50mila) per una petizione con cui chiedere a Grillo di votare e sostenere il nuovo governo, “per cambiare l’Italia e scongiurare un accordo Pd-Pdl”. Quali effetti otterrà la petizione è ancora presto per dirlo.

Ma c’è anche chi appoggia la forte presa di posizione di Grillo: “Chi ha votato 5Stelle non l’ha fatto certamente per vedere premier Bersani o Berlusconi”, scrive Pasquale.  Carlo gli va dietro: quella di Beppe “è una scelta giusta, non bisogna cadere nella trappola di Bersani, inciuci pure con il Pdl”.

Dalle dichiarazioni rilasciate da Grillo alla Bbc sembra comunque emergere la volontà di non partecipare ad alcun governo, spingendo così il Pd ad avvicinarsi al Pdl. O forse vuole solo alzare il prezzo della trattativa per ottenere un programma di pochi punti condivisi.

I big processano Bersani. Anche nel Pd bisogna fare i conti con le critiche che in queste ore i big del partito stanno muovendo a Bersani, dopo il tonfo elettorale. Massimo D’Alema lo ha definito “un uomo dell’ ‘800”. Veltroni non è da meno: “Quando io presi il 34 per cento, due giorni dopo Pierluigi rilasciò un’intervista in cui chiedeva le mie dimissioni”. Ad essere sotto attacco è il modo in cui Bersani ha condotto la campagna elettorale, che ha portato a una vittoria di Pirro più che al trionfo che tutti si aspettavano un mese fa. Una campagna “troppo debole e antiquata”. E lo spettro di Renzi, che molti nella base del partito ora rimpiangono, ancora incombe. Possibile quindi che si andrà a una conta sulla riconferma o meno della guida di Bersani.

L’Unione Europea spinge per tempi brevi. Di certo, per ora, c’è solo il fatto che i gruppi parlamentari neoeletti dovranno arrivare a qualche conclusione prima della fine di marzo, quando si prevede che i leader dei partiti saranno convocati dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per le consultazioni che dovranno verificare le condizioni per formare un nuovo governo. L’Europa è alla finestra, in attesa.

Claudio Paudice