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Il ceo di JPMorgan: “Clima che ricorda il 2008. Questa volta il rischio è l’IA”

di Antonio Fera24 Febbraio 2026
24 Febbraio 2026

Il ceo di JPMorgan, Jamie Dimon | Foto Ansa

NEW YORK – I mercati continuano a muoversi vicino ai massimi storici, ma Jamie Dimon invita alla prudenza: “Sono molto in ansia”. L’amministratore delegato di JPMorgan ha messo in guardia sui rischi per l’economia statunitense, segnalando che dietro valutazioni elevate e un clima di apparente fiducia potrebbero nascondersi nuove tensioni, soprattutto nel settore del credito. “Non ci si aspettava che le utility e le compagnie telefoniche fossero le più colpite nel 2008 e nel 2009, e questa volta potrebbe essere il software, a causa dell’intelligenza artificiale”, la previsione di Dimon.

Preoccupazioni sul ciclo economico

Intervenendo all’aggiornamento annuale con gli investitori, il veterano della finanza americana ha spiegato di guardare con crescente inquietudine all’evoluzione del ciclo economico. “Quando le aspettative sono alte – ha osservato – il rischio è quello di abbassare la guardia e sottovalutare i segnali di fragilità che iniziano ad accumularsi nel sistema”.

Un clima che ricorda il 2008

Secondo il ceo di JPMorgan, l’attuale contesto competitivo nel settore bancario presenta alcune somiglianze con gli anni che precedettero la crisi finanziaria del 2008. Un giudizio che contrasta con l’ottimismo diffuso tra gli economisti, che continuano a puntare sugli effetti espansivi delle politiche fiscali e di deregolamentazione dell’amministrazione Trump.

Asset sopravvalutati e rischi nascosti

Dimon ha messo in discussione l’idea che prezzi e volumi elevati siano di per sé un segnale di solidità. “Non mi conforta il fatto che i prezzi degli asset siano alti”, ha detto. Al contrario, ha spiegato, “valutazioni così elevate finiscono per aumentare il rischio complessivo del sistema finanziario”.

L’inevitabile svolta del ciclo

Per Dimon, una fase di rallentamento è inevitabile. “Un giorno il ciclo cambierà”, ha affermato, aggiungendo di non sapere quale combinazione di eventi innescherà l’inversione. Una prospettiva che, ha ammesso, lo rende “molto in ansia”, soprattutto in un contesto in cui i mercati sembrano escludere scenari negativi.

Le tensioni legate all’intelligenza artificiale

Le preoccupazioni del banchiere si inseriscono in una fase di crescente attenzione sull’impatto dell’intelligenza artificiale. I timori su come i modelli sviluppati da società come OpenAI e Anthropic possano ridisegnare interi settori hanno alimentato la volatilità delle ultime settimane, anche se l’indice S&P 500 resta vicino ai livelli record.

I segnali dal credito privato

Un primo campanello d’allarme arriva dal credito privato. La decisione di Blue Owl di vendere alcune attività per far fronte alle richieste di rimborso degli investitori ha scosso i mercati, trascinando al ribasso anche i titoli dei principali gestori alternativi, tra cui KKR e Blackstone.

Il software possibile anello debole

“C’è sempre una sorpresa in un ciclo del credito”, ha ricordato Dimon. Se nella crisi del 2008 a finire sotto pressione furono settori considerati difensivi, come utility e telecomunicazioni, questa volta – secondo il ceo di JPMorgan – il punto più esposto potrebbe essere il software, proprio per effetto delle aspettative e delle incertezze legate all’intelligenza artificiale.

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