Rosy Bindi ricorda Bacheleta 40 anni dal suo assassinio"Un grande maestro di vita"

La testimonianza dell'ex allieva in un'intervista a LumsaNews

Sette colpi di pistola in un’aula universitaria, dopo aver concluso la sua lezione. Fu ucciso così il giurista e accademico Vittorio Bachelet. Era il 12 febbraio 1980 e a premere il grilletto fu un commando delle Brigate Rosse composto da Bruno Seghetti e Anna Laura Braghetti. A 40 anni da quel giorno, il ricordo di Rosy Bindi, sua allieva, presente nel momento dell’assassinio.

Chi è stato per lei Vittorio Bachelet?

“Innanzitutto è stato un dirigente dell’Azione Cattolica, incaricato anche del grande compito di rinnovare l’associazione per attuare il Concilio Vaticano II. È stato il professore con il quale mi sono laureata, ma soprattutto è stato un grande maestro di vita. È stato un grande uomo delle istituzioni che ha saputo guardare il mondo con gli occhi di vero credente”.

Oggi manca una figura come quella di Bachelet?

“All’Italia di oggi manca quel suo modo di riuscire a coniugare perfettamente vita civile e vita spirituale Manca quella pragmaticità con cui era in grado di applicare i principi alla realtà concreta. Aveva nella testa il metodo giuridico e nel cuore il nostro Paese”.

Nel 1980 le Brigate Rosse assassinarono molte persone. Pochi mesi dopo la morte di Bachelet,ì fu assassinato anche Walter Tobagi.  Cosa rimane di quel periodo? Cosa hanno insegnato all’Italia quegli anni?

“Sono stati anni molto difficili per il nostro Paese. Le Brigate Rosse eliminarono gli uomini migliori d’Italia. Quel periodo ci ha insegnato che lo Stato, se vuole, può sconfiggere chi lo minaccia. In Italia non sono state fatte leggi speciali per affrontare il terrorismo, ma nonostante ciò il nostro Paese è riuscito a sconfiggerlo. Quegli anni ci hanno fatto anche capire che è sempre necessario vigilare sulla democrazia”.

Per cosa lo ricorda con più affetto?

“Senza dubbio per la consapevolezza con la quale andò incontro alla morte. Io non ho mai conosciuto in via mia una persona di pace come lui, un uomo rispettoso nei confronti di tutti”.

Matteo Petri

Giovane studente appassionato di giornalismo, filosofia e musica. Nato nella provincia toscana di Lucca nel 1995, diplomato allo scientifico e laureato in filosofia a Pisa nel 2017. Compulsivamente curioso di natura, assillatore di domande professionista. Vespista, nonché bassista nel tempo libero.