Ghizzoni sul caso Etruria"Boschi chiese di valutareacquisizione della Banca"

L'ex ad di Unicredit ha però chiarito che non avvertì nessuna pressione

Maria Elena Boschi chiese, nel dicembre del 2014 quando era ancora ministro, all’allora amministratore delegato di Unicredit Federico Ghizzoni di “valutare l’acquisizione di Banca Etruria”. A rivelarlo è stato lo stesso Ghizzoni, durante l’audizione alla Commissione di inchiesta sulle banche che è attualmente in corso a Palazzo di San Macuto. Ghizzoni ha però chiarito di non aver avvertito nessun tipo di pressione da parte della Boschi. “Fu un colloquio cordiale – ha affermato – e ci lasciammo su queste basi”.

L’ex numero uno di Unicredit è infatti chiamato a testimoniare sulle presunte pressioni – come riportato dall’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli – che la Boschi avrebbe esercitato affinché l’istituto diretto da Ghizzoni valutasse l’opzione di una possibile acquisizione di Etruria.

De Bortoli nel suo libro Poteri Forti (o quasi), scrisse che “l’allora ministra delle Riforme, nel 2015, non ebbe problemi a rivolgersi direttamente all’amministratore delegato di Unicredit”. La richiesta, secondo il giornalista, “era inusuale da parte di un membro del governo all’amministratore delegato di una banca quotata. Ghizzoni, comunque, incaricò un suo collaboratore di fare le opportune valutazioni patrimoniali e poi – chiarisce De Bortoli – decise di lasciar perdere”.

Ghizzoni, infatti, confermando dunque la versione di De Bortoli, ha chiarito che dopo qualche settimana, precisamente il 29 gennaio, Unicredit comunicò definitivamente ai vertici di Banca Etruria che non era interessata all’acquisizione.  “Comunicammo – ha affermato – che non eravamo disponibili ad andare avanti e da quel momento in poi anche con Banca Etruria non ci furono più contatti”. Dopo il commissariamento di Etruria dell’11 febbraio ci furono soltanto un paio di contatti con il capo della vigilanza della Banca d’Italia Barbagallo, che Ghizzoni ha definito “assolutamente ovvi e dovuti”. Il successivo 24 febbraio, ha rivelato sempre l’ex ad di Unicredit, gli fu chiesto se “alla luce del commissariamento” la Banca da lui diretta era disposta a riaprire il caso, ma confermò che “non interessava più l’investimento in Etruria e poi se ne riparlò a fine anno con il processo di salvataggio delle quattro banche in crisi”.

Intanto Maria Elena Boschi ha subito commentato le parole di Ghizzoni attraverso un tweet. “Confermo relazione iniziale di Ghizzoni – scrive la sottosegretario sul social – non ho fatto alcuna pressione. E non ho chiesto IO di acquisire Banca, ma Mediobanca e BPEL. Io ho solo chiesto info. Adesso la parola al Tribunale”.

 

Nel corso dell’audizione Ghizzoni, sollecitato dalle domande di Carlo Sibilia del Movimento 5 Stelle, ha specificato che non gli fu chiesto in modo secco di acquistare Banca Etruria, eventualità che avrebbe “ritenuto inaccettabile”. Ma la Boschi chiese soltanto “di valutare un intervento in Banca Etruria nell’indipendenza di giudizi”. Questa differenza che l’ex ad ha definito “semantica” fa la differenza. La richiesta dunque c’è stata ma per Ghizzoni “non ha leso la capacità di decidere in maniera indipendente”.

Durante la seduta è emerso inoltre che l’ex ad di Unicredit ricevette da Marco Carrai una mail il 13 gennaio nella quale diceva: “solo per dirti che su Etruria mi è stato chiesto nel rispetto dei ruoli di sollecitarti se possibile”. All’epoca Ghizzoni riferisce che “la mia prima reazione fu di chiedermi chi lo aveva sollecitato (a Carrai ndr) e decisi di non richiedere nessun chiarimento. Non volevo aprire altri canali di comunicazione”. In seguito Ghizzoni rispose “ok ti confermo che stiamo lavorando e contatteremo i vertici di Etruria”.

Maria Elena Boschi non è la sola ad affidare a twitter i propri commenti sulla vicenda. Il senatore del Pd Mauro del Barba ha infatti scritto che “Boschi non fece pressioni, esame su Etruria era già in corso, manifestò esclusivamente preoccupazione per le famiglie e imprese di quel territorio. Quello che farebbe qualsiasi politico coscienzioso”. Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, appartenete a Liberi e Uniti, ha invece postato un tweet dove afferma che “un ministro non può permettersi di dire bugie in Parlamento”.

Salvatore Tropea

Classe 1992, dopo la maturità scientifica si laurea in Scienze della Comunicazione alla Lumsa. Collabora con il mensile locale calabrese L’Eco del Chiaro; con il giornale studentesco e la WebTV della Pontificia Università Lateranense e con il portale online farodiroma.it. Attualmente frequenta il Master in Giornalismo alla Lumsa, dopo aver frequentato il Master in Digital Journalism alla Lateranese e aver svolto due mesi di stage a Radio Vaticana. Con il Master in Giornalismo della Lumsa ha svolto tre mesi di stage presso la redazione de Il Venerdì di Repubblica e attualmente sta svolgendo uno stage di tre mesi presso la redazione italiana di Vatican News