Da anni l’acqua proveniente dal Lago di Vico non può essere bevuta nei comuni di Caprarola e Ronciglione. A proibirlo sono alcune ordinanze dei due comuni della Tuscia, finora sempre prorogate. Alla base, c’è la presenza di arsenico, uranio, ma soprattutto di cianotossine, accertata sin dalle prime rilevazioni dell’Arpa risalenti al periodo 2000-2003.

Le analisi più recenti, condotte dalla Asl di Viterbo il 27 febbraio 2025 su campioni prelevati dall’Arpa, confermano la gravità della situazione. I valori di arsenico superano il limite di legge fissato a 10 µg/l, con punte di 23 µg/l in alcuni punti della rete idrica. L’uranio, il cui limite è fissato 30 µg/l, tocca anche i 41. Per queste sostanze, la creazione di potabilizzatori dal 2015 in poi ha portato i livelli sotto le soglie di tolleranza fissate dall’Allegato I del Decreto L.gs. 18/2023, almeno a valle degli impianti stessi.
Le tossine algali
Ma il problema principale resta la presenza di cianoficee, tossine algali prodotte da cianobatteri Planktothrix rubescens, originati del processo di eutrofizzazione del lago. Nei campioni analizzati è stata rilevata la presenza di un particolare tipo di queste tossine, le microcistine: epatotossiche e resistenti alla bollitura, possono provocare disturbi gastrointestinali e, alla lunga, danni neurologici. Seppure in quantità minime, la presenza stabile di queste alghe rende l’acqua strutturalmente non idonea al consumo, tanto che la rete lago è classificata ufficialmente come “acqua non potabile per rilevante presenza di cianoficee”.
L’acqua potabile che manca
Sul piano amministrativo, Caprarola è stata la prima a intervenire con l’ordinanza n. 92 del 28/12/2012 che ha reso il divieto permanente. Qualche anno più tardi è arrivata l’ordinanza n. 11 del 19/01/2015, del comune di Ronciglione. Entrambi i borghi attingono direttamente al lago attraverso captazione idrica. Il concetto di “consumo umano” adottato nei provvedimenti è ampio: include non solo la potabilità, ma anche l’uso in cucina e qualsiasi impiego igienico-sanitario che possa comportare anche una minima ingestione d’acqua. La situazione dei due borghi presenta però differenze significative. A Ronciglione, la rete acquedottistica è articolata in più rami: sono attualmente interdetti quelli dell’Acquedotto Lago (rete principale), della Valle di Vico (lungo la SP 39) e della sorgente del Fogliano, mentre altri rimangono agibili. A Caprarola, invece, il problema è totale: l’intera rete idrica dipende dallo specchio d’acqua vulcanico, senza alternative attive.


