Perché il Tevere diventi balneabile sono necessari interventi che potrebbero modificare la geomorfologia del fiume. A parlarne a Lumsanews è l’ecologa fluviale Bruna Gumiero.
Il Tevere potrà diventare balneabile?
“Per prima cosa bisogna specificare cosa è la balneabilità. Al momento il parametro utilizzato è l’escherichia coli, che permette di capire se ci sono rifiuti organici e scarichi. Il problema è che questo parametro non viene più misurato per definire lo stato ecologico dei fiumi dal 2010. Per questo tipo di analisi, i Comuni dovrebbero interpellare le Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente), ma ciò non avviene mai. Anche se nei fiumi si fa il bagno in estate, quindi, non c’è la sicurezza che le acque sono balneabili”.
Quale è il valore limite per la balneabilità?
“Noi utilizziamo i metodi di citizen science che permettono di ricavare dati validati scientificamente. Sono metodi che permettono di individuare situazioni critiche. In genere ci sono 5 classifiche di qualità, da 1000 Ufc (ndr: unità per misurare la presenza di batteri e stabilire il limite per la balneabilità) a 20mila. Solo quando il valore è inferiore a 100 allora è potabile.
Per i fiumi romani il monitoraggio si è interrotto tre anni fa, ma negli ultimi due le analisi non erano buone. I risultati peggiori erano in prossimità del ponte della Salaria, dove i valori erano superiori a 20mila. Bisogna considerare che il Tevere a monte ha il depuratore Roma Nord, che non crea alcun impatto dato che le analisi collocano il livello in prima o seconda classe (con un leggero decadimento quando c’è la piena). Preoccupa invece l’inquinamento organico del depuratore Roma Sud, dove i valori raggiungono picchi superiori a 20mila”.
Quali potrebbero essere gli interventi per il Tevere?
“Il Tevere ha la fortuna di nascere e scorrere, per i primi chilometri, in ambienti poco impattanti, con poca agricoltura e molta vegetazione. Il tratto urbano però dovrebbe essere completamente stravolto. È quindi inutile pensare a interventi stratosferici. In altre città europee, per realizzare le spiagge, gli argini vengono allargati. A Roma, per via dei muraglioni, non è possibile. Per il Tevere potrebbero essere realizzate — sul modello di Chicago — isole fluttuanti, che oltre a depurare l’acqua creano un habitat per la fauna fluviale. La creazione di spiagge sarebbe più semplice per l’Aniene, se venisse risolto il problema dell’inquinamento. Anche per l’affluente critici sono gli scarichi, dalle case abusive non collegate alla rete fognaria ai depuratori non funzionanti”.
Resta il problema dell’inquinamento.
“Quando vediamo che l’inquinamento perdura significa che il fiume ha perso la sua capacità autodepurativa. L’ecosistema è in grado di trasformare l’inquinamento organico in sali minerali. Il fiume, però, per avere questa capacità autodepurativa, deve mantenere le sue caratteristiche morfologiche, habitat variegati, vegetazione e soprattutto un deflusso adeguato. Più il fiume viene modificato, meno è in grado di autodepurarsi”.
E i progetti per riqualificare il Tevere modificherebbero la geomorfologia.
“Bisognerà pensare a soluzioni artificiali. Le stesse isole fluttuanti, che possono essere fatte nella maniera più naturale possibile (ad esempio fibre di cocco), rimarrebbero comunque un palliativo. Dopo gli interventi, il fiume ripristinerebbe la sua morfologia di equilibrio. Solo così si creano habitat diversi. Tutto è collegato, dall’idrologia alla geomorfologia, dalla biologia alla biochimica. La soluzione più semplice sarebbe dare spazio al fiume, laddove è possibile, ma a Roma è difficile”.


