"Non abbiamo i top playernon puntiamo sui giovanie sullo sport nelle scuole"

Salvatore Sullo spiega a Lumsanews perché abbiamo fallito in Champions

Salvatore Sullo è un ex calciatore italiano, che ha giocato in Serie A con la maglia del Messina. Appesi gli scarpini al chiodo, ha intrapreso la carriera da allenatore, arrivando a essere viceallenatore della nazionale italiana tra il 2016 e il 2017. A Lumsanews ha spiegato perché le squadre italiane di vertice sono indietro rispetto ai top club europei.

Per la prima volta dopo cinque anni, l’Italia non avrà alcuna squadra a rappresentarla ai quarti di Champions League. Quali sono le differenze più marcate tra le nostre squadre di vertice e quelle inglesi, spagnole e tedesche a livello tecnico, tattico e atletico?

Per quanto riguarda le squadre di vertice, i giocatori migliori non sono in Italia. Club come Psg, Manchester City, Real Madrid, Bayern Monaco hanno rose migliori rispetto ai nostri top club. La qualità dei giocatori in Italia oggi è inferiore rispetto agli anni in cui arrivavamo in fondo in Champions League.

Quindi l’aspetto tattico viene dopo?

Secondo me l’aspetto tattico è l’ultimo da prendere in considerazione. Le prime differenze che saltano all’occhio riguardano la qualità dei giocatori e la fisicità. Il nostro è un campionato dove si prediligono l’attenzione e la lettura, mentre all’estero si gioca in modo molto più veloce e molto più fisico. Dunque, fuori dall’Italia c’è più abitudine a giocare in maniera europea. La fisicità e la maggiore qualità delle rose fa la differenza. Alcuni risultati sono anche casuali, soprattutto l’eliminazione della Juventus per mano del Porto.

In Serie A gli over 35 hanno segnato 54 gol, in Bundesliga tre e in Premier League soltanto uno. Come si spiega questa disparità? Perché nel nostro campionato continuano a trovare spazio giocatori stranieri di seconda fascia o nella fase calante della loro carriera?

Lewandowski ha 33 anni e in Germania fa quasi un gol a partita, in Spagna Suarez sta segnando a raffica. Gli over 35 che in Italia fanno la differenza, come Ibrahimovic, Ronaldo e Quagliarella, la farebbero anche in Spagna, Francia e Inghilterra perché hanno sempre segnato ovunque hanno giocato. Questi giocatori fanno gol perché sono campioni, non perché il campionato sia scarso. Altri giocatori over 30/35 come Mandzukic stanno facendo fatica. La domanda da porsi è perché in Italia non puntiamo sui giocatori giovani, perché Haaland è stato acquistato dal Borussia Dortmund e non da una grande squadra italiana? L’unico club che sta investendo sui giovani è il Milan. I rossoneri hanno acquistato giocatori che in pochi conoscevano come Theo Hernandez, Tomori, Hauge, i quali stanno facendo benissimo.

Come mai i nostri giovani faticano così tanto a emergere? I nostri vivai sono in declino?

L’Italia ha un gap con gli altri paesi europei per quanto riguarda lo sport nelle scuole. Rispetto alle altre nazioni, i nostri ragazzi di 13 anni non fanno sport a scuola e l’educazione fisica non esiste. Il preatletismo, quelle capacità coordinative si acquistano tra i 6 e i 12 anni, da noi non vengono allenate come nelle altre nazioni. Le generazioni precedenti alle ultime hanno ovviato a questo problema giocando in strada o negli oratori. I ragazzi di oggi non giocano in strada, al massimo vanno alla scuola calcio un’ora al giorno per tre volte alla settimana e a quell’età non basta. Alla lunga questo gap emerge, al di là del fatto che non ci sia il coraggio di far giocare i giovani. Inoltre, credo che manchi anche un pizzico di fame ai ragazzi, in quanto in Italia sono esaltati dopo due partite giocate bene.

Valerio Albertini

Nato a Roma il 27 aprile 1998. Laureato in Scienze della Comunicazione, Informazione e Marketing alla Lumsa. Sono appassionato di sport, in particolare calcio. Amo scrivere e raccontare storie.