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HomePolitica Nuovo scontro sul fine vita: il Cdm impugna la legge dell’Emilia-Romagna

Governo contro Emilia-Romagna
sul fine vita
il Cdm impugna legge regionale

Il testo finirà davanti la Consulta

de Pascale: "Scelta puramente politica"

di Roberto Abela25 Settembre 2026
25 Settembre 2026
scontro fine vita Emilia-Romagna

Farmaco in siringa | Foto Pixabay

ROMA – Ancora una volta Stato e Regioni vanno allo scontro sul fine vita. Il prossimo round si giocherà davanti alla Corte costituzionale, con il Consiglio dei ministri che ha invocato l’articolo 127 della Costituzione e ha deliberato l’impugnazione della legge n. 10/2026 dell’Emilia-Romagna. Per l’esecutivo il testo viola “una serie di profili di competenza esclusiva dello Stato, demandando alle linee guida regionali la definizione di una serie di requisiti, con ciò eludendo i vincoli posti sul punto dalla Consulta”. In pratica, con il testo l’ente locale avrebbe aggirato i paletti posti dallo Stato centrale, facoltà che gli spetterebbe di diritto secondo quanto già stabilito dal massimo organo di garanzia.

I motivi di merito

Fonti di Palazzo Chigi fanno sapere che c’è anche un altro motivo, questa volta di merito più che di metodo: “L’impianto della legge non garantisce in modo adeguato e concreto la previa effettiva messa a disposizione di un percorso personalizzato di cure palliative e altri sistemi di supporto per evitare il ricorso al suicidio assistito”. “A quest’ultimo riguardo – aggiungono le stesse fonti – è il caso di ricordare come, a fronte degli importanti stanziamenti effettuati da questo governo, che hanno incrementato di 40 milioni di euro i fondi per le cure palliative, portandoli complessivamente a 140 milioni, molte Regioni siano ancora lontane dal conseguire gli obiettivi di utilizzo sul territorio”.

La replica del governatore de Pascale

Immediata la risposta del presidente della regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale: “È uno scontro politico su elementi di dettaglio, per colpire istituzioni sgradite”. “Per la prima volta – prosegue Boccia – il Governo riconosce la titolarità delle Regioni a legiferare sul tema del suicido medicalmente assistito e questo è un fatto importante. Riconoscendo la titolarità delle Regioni ammette infatti indirettamente la gravissima carenza della maggioranza parlamentare nel non fare una legge nazionale”.

Oggi il governatore è tornato sul tema a margine dell’inaugurazione del Tecnopolo di Ozzano, vicino a Bologna: “Abbiamo lavorato in maniera estremamente rispettosa del perimetro tracciato dalla Corte costituzionale”, sostiene de Pascale. “La Regione”, spiega, si è occupata degli aspetti organizzativi “per evitare comportamenti diversi tra le aziende sanitarie” e che una persona, in una situazione già drammatica, debba rivolgersi a un tribunale. “Alla fine – aggiunge – come sempre, sono prevalse la propaganda e la speculazione politica su un tema così delicato”.

Critici Pd e Più Europa

Critiche le opposizioni. Il capogruppo dem al Senato Francesco Boccia ha detto che “Nel suo atteggiamento di irresponsabile ignavia il governo italiano sa dire solo dei no. Oggi è toccato all’Emilia Romagna” ma “dovrebbe essere proprio il governo a non imporre vincoli di maggioranza in Parlamento e a permettere di giungere ad un voto che permetta all’Italia di avere una legge nazionale sul fine vita” lasciando i parlamentari liberi di votare “secondo coscienza”, senza ordini di scuderia da Governo e maggioranza. Di “vigliaccata di un governo centralizzatore” ha parlato invece Riccardo Magi, leader di Più Europa.

I precedenti

Prima del caso emiliano, l’esecutivo si era già mosso formalmente contro altre due amministrazioni, entrambe di centrosinistra esattamente come l’Emilia-Romagna. Nel maggio 2025 il Governo Meloni ha impugnato anche la legge regionale della Toscana, prima regione a disciplinare in materia di suicidio assistito nel Sistema sanitario nazionale. Stessa cosa nel novembre dello stesso anno contro la Sardegna. Il 29 dicembre 2025, i giudici della Consulta hanno stabilito che le Regioni hanno il diritto di legiferare per regolare gli aspetti puramente procedurali e organizzativi delle strutture sanitarie locali, per garantire tempi certi e l’assistenza gratuita del Ssn.

In Veneto, prima regione del centrodestra ad approvare un testo sul fine vita, FdI e le associazioni Pro Vita si sono opposte strenuamente in aula e hanno chiesto a gran voce all’esecutivo nazionale di impugnare anche la legge veneta, aprendo un potenziale asse di scontro diretto tra il governo Meloni e uno dei governatori politicamente più pesanti del Nord.

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